SCULTURA DEL ‘200 – DUOMO DI NAPOLI: IL TRONO VESCOVILE DI BERNARD DE RODES (Arcivescovo di Napoli 1368-1378)

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Il BALDACCHINO DEL TRONO VESCOVILE, di difficile attribuzione, è certamente ascrivibile, a motivo della indiscussa preferenza da parte dei sovrani angioini, ad artisti del trecento toscano o ad artisti tardo gotici, in qualche modo ancora legati alla lezione di Tino di Camaino, attivo a Napoli fra il 1323 e il 1337.

Le circostanze storiche del Regno di Napoli influenzarono fortemente lo svolgimento della vicenda artistica anche perchè la produzione andò ad assumere un significato politico preciso, di adesione della committenza, ad uno o ad un altro partito, nell’andamento della lotta fra angioini e ceto nobiliare, per il rafforzamento del potere politico e il mantenimento delle prerogative feudali e per affermare oltremodo la opportunistica appartenenza degli angioini ai Papi di Avignone, in contrasto con la fazione romana, sul finire del ‘300, adesione presto rientrata per l’intervento del nuovo Pontefice, il napolòetano Urbano VI: la cronotassi dei Vescovi napoletani, nel perioro compreso fra il 1378 e gli inizi del’400, evidenzia la presenza di tre successioni al governo della Diocesi, legittimamente eletti da tre Papi, che si contendevano l’unico trono petrino, quella di obbedineza romana, quella di obbedienza avignonese, quella di obbedineza pisana, in contrasto fra loro, anche se in sedi diverse.

Tuttavia pur in presenza di scarse commesse reali per la crisi politica e istituzionale degli anni 1345-52, che determinò l’allontanamento dalla capitale di artisti di valenza, si avverte la permanenza di una corrente ancora tardogotica, provenzale, impegnata nella realizzazione di commesse di corte, accanto ad artristi che seguendo ancora la viva lezione di Tino, determinarono un apparato cosmopolita, pur operando nell’ambito dei due filoni.
La produzione artritica tenderà verso un linguaggio moderno caratterizzato da stilemi decorativi naturalistici, dalla complessità di ritmi nervosi di derivazione romanica, francese, di matrice cistercense, ma comunque proveniente da ambienti “internazionali” lombardi e toscani tardo gotici.
Questo coacervo che emerge dalle opere del periodo, attraverso elementi appartenmenti al repertorio internazionale e a citazioni e ricordi lombardi più antichi, ma con ritmi accelerati, decorazioni enfatiche, chiaroscuri drammatici, sistemi naturalistici complessi, come i pampini sinuosi che poeticamente si avvolgono alle colonnine che reggono il BALDACCHINO fanno protendere l’attribuzione ad artisti aperti alle nuove esperienze figurative che annunciano l’opera di Baboccio da Piperno (1351-1421) la cui opera più antica, datata, a Napoli, è il portale del Duomo, del 1407.

Il BALDACCHINO fu certamente realizzato non prima del 1368 e certamente dopo il 1370, perchè sul basamento sono scolpiti da un lato lo stemma di Papa Gregorio IX e dall’altro quello dell’Arcivescovo Bertrando III di Rodez, entrambi francesi.
Il primo, Gregorio XI, Pierre Roger di Beaufort che pontificò dal 1370 al 1378, era nipote di Clemente VI, Papa dal 1342 al 1352.
Gli angioini, conti di Provenza, avevavno un rapporto privilegiato con i Papi Avignonesi: Avignone, città della Provenza, fu comperata da Papa Clemente VI dalla regina Giovanna I di Napoli, contessa di Provenza, per ottantamila fiorini d’oro, il 9 giugno 1348, per trasformarla in degna sede pontificia.
Legando così fortemenete il papato alla Francia e saldamente alla Provenza, attraverso la sua contea, la regina Giovanna I sperava maggiormente di vedere confermate ed accresciute le aspettative e tutte le prerogatrive di investitura sul Regno di Napoli.
Ma Gregorio IX aderendo alle forti e coraggiose esortazioni di Caterina da Siena, riportò la sede pontificia a Roma: il 13 settembre 1376 partì da Avignone scortato dagli angioini, per Roma. dove morì tra il 26 e il 27 marzo 1378.
L’Arcivescovo Bertrando III di Rodez (1368-1379) fu intensamente impegnato nella attività diplomatica e politica, ma si preoccupò di riportare nella sua Diocesi ordine e disciplina considerevolmente decaduta.
Forte rappresentante della autorità pontificia a Napoli, era anche il collettore dei favori del pontefice verso la ragina Giovanna I e di questa verso il papato.

Il BALDACCHINO e il sottostante trono, fu certamnete utilizzato durante la solenne cerimonia svoltasi in Duomo il 9 giugno 1372, durante la quale l’Arcivescovo Bertrando III ricevette per conto del Papa Gregorio il “Giuramento feudale” da parte della ricalcitrante regina Giovanna I, primo atto del rispetto dell’accordo di vassallaggio stipulato da suo nonno Carlo II e confermato successivamente da Bonifacio VIII , che si concretizzava “nell’omaggio della chinea”, cioè nel pagamento del censo per il Regno di Napoli, a scadenza triennale dal 1265, nella vigilia della festa dei Santi Pietro e Paolo, ammontante allora a 7000 ducati, contenuti in un vaso d’argento, fissato alla sella di una mula bianca (la chinea) che, debitamente ammaestrata, si doveva inginocchiare davanti al Papa.
E il BALDACCHINO fu tetsimone della denunzia contro la corruzione del clero, della nobiltà e del popolo napoletano, da parte di Santa Brigida di Svezia, ospite a Napoli di ritorno da un suo viaggio in Terra Santa che, fatta oggetto di visioni, invitò l’Arcivescovo a prendersi maggiormente cura del governo del suo popolo.
Bertrando III di Rodez incominciò la sua opera di riforma morale e amministrativa ma, morto Gregorio XI, fu eletto Papa il napoletano Urbano VI che ben presto si scontrò con la maggior parte dei Cardinali, che erano francesi.
L’Arcivescovo Bertrando III, che in un primo momento voleva tenersi fuori dalla polemica, offrendo al napoletano Papa Urbano il suo appoggio, decise invece di schierarsi con i suoi conterranei: il 9 agosto 1378 un gruppo di tredici di loro e fra qusti c’era anche l’Arcivescovo Bertrando, lo abbandonarono, dichiarando nulla la sua elezione perchè avvenuta non nella sede istituzionale, secondo loro Avignone, e il 20 settembre 1378, riuniti in conclave nella cattedrale di Fondi, elessero Papa il conte di Ginevra, Roberto, che scelse di chiamarsi Clemente VII, il quale considerò opportuno rifugirasi nell’episcopio napoletano, ospite dell’amico Bedrtrando.
Papa Urbano inasprì lo scontro istituzionale e pur avendo perso l’appoggio degli angioini di Giovanna I, riuscì a mettere in ginocchio nella battaglkia di Marino del 29 luglio del 1379, l’antipapa, riuscendo a prendere il controllo della situazione, grazie al rientrato appoggio dei napoletani venuti a compattare l’esercito pontificio guidato da Alberico da Barbiano, e mise in fuga dall’episcopio l’antipapa Clemente ed il Vescvo Bertrando, che deposto fu sostituito da Ludovico Bozzuto (1378-1383): sotto le sue arcate certamente sedettero l’antipapa Clemente, primo Papa dello scisma d’occidente, e certamente il Papap legittimo, Urbano.

il BALDACCHINO DEL TRONO VESCOVILE del Duomo di Napoli, testimone delle vicende storiche, civili e religiose della città , coperto dalla patina del tempo, si offre sonnolento e silenzioso alla curiosità dei turisti godendo dell’oblio dei napoletani che passano davanti e non lo guardano nemmeno, o si chiedono:…”sì, è bello!…ma che cos’é?…

Tino d’amico

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