San Francesco d’Assisi patrono dell’ecologia e la possibile alleanza tra scienza e fede auspicata da Papa Francesco con la Lettera Enciclica LAUDATO SI’.

di Tino d’Amico

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A mio nipote Riccardo.

 

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Assisi – San Damiano.

Quando trentacinque anni fa pubblicai questo lavoro sulla rivista dei Padri Cappuccini della Provincia Napoletana “Campania Serafica” riproposto poi su “Januarius” il Bollettino Ufficiale della Diocesi di Napoli (n.4/5 ottobre 1980), Giovanni Paolo II qualche mese prima, aveva proclamato San Francesco d’Assisi Patrono dell’ecologia.

Un atto dovuto, si disse, vista la particolare attenzione del Santo per il creato, mirabilmente espressa nel “Cantico di Frate Sole”; una scelta oculata, attesa la particolare situazione di allora di un disastro ambientale incipiente che non trovava soluzione.

Si avvertiva la necessità di trovare una realtà che facesse da collante fra spirito e materia, di un punto di convergenza intorno ad una idea di cura, di carezza per la terra, di cordialità, comprensione, amore per il creato, che invece è stato sempre più violentato.

Papa Francesco, il 24 maggio del 2015, ha pubblicato la Sua Lettera Enciclica LAUDATO SI’, che giustamente Stefania Falasca, su AVVENIRE del 18 giugno 2015, definisce un profondo inno alla vita, una summa ecologica, una magna carta del creato.

Questa nota non è una proposta di rilettura del testo di Papa Francesco, ma una aperta critica per la maniera sbagliata con cui, nonostante i ripetuti appelli e gli inviti a rivedere il modello di gestione delle risorse mondiali, la politica, l’interesse finanziario, il rifiuto egoistico di ogni programma educativo che nel tempo possa condurre ad una nuova gestione del bene comune, per la costruzione di una società più giusta, equalitaria e libera.

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Nonostante tutto la terra continua ad essere oggetto di una gestione imposta dalla globalizzazione neo-mercantilista e sottoposta ad una gestione utilitaristica che non rispetta l’uomo.

La terra maltrattata si è rivoltata contro l’uomo: basta guardare a quello che succede: modificazioni climatiche, desertificazioni, uragani, innalzamento del livello del mare, per effetto dello scioglimento dei ghiacciai per il riscaldamento globale, terremoti e inquinamento dell’aria e a nulla servono i ripetuti appelli, le proposte di bonifica, gli interventi così detti mirati. 

Nella TERRA DEI FUOCHI, e nelle tante terre dei fuochi dove il profitto del malaffare ha provocato e continua a provocare tante morti di tumori, anche dei bambini che attraverso la gestazione materna sono stati costretti ad assorbire i veleni che la terra non potendo più ingoiare, contenere e assimilare, scarica nell’aria, nei cibi, nell’acqua e par l’immagine della peste a Milano di manzoniana memoria: non solo l’aria era infetta, ma la peste era nelle cose che si mangiavano, nelle cose che si toccavano.

L’insipienza del malaffare che ha dominato per tanti anni è oggi denunciata senza paura anche dalla Chiesa, in prima fila, per una soluzione concreta ad una situazione diventata ormai insostenibile; la inopinata noncuranza per la casa comune, il calcolare, il manipolare, il dominare, in nome di un profitto che non ha riguardi nemmeno per i propri cari, ha condotto la esistenza di alcuni ad una strumentalità miope e insensata, che esula dalla ricerca di una cura che non è fuori dall’essere umano, ma è nell’uomo stesso, in tutta la sua pienezza.

L’uomo ritorni in se stesso, e riscopra la propria essenza che è insita nella cura del creato, una cura che penetri tutti gli ambiti dall’atmosfera alla terra; ricerchi soluzioni  per salvare la vita e rendere giustizia a chi è stato gratuitamente costretto a subire malaffare e corruzione che porta sofferenza e morte, e riscatti così la terra che non è solo patria comune, ma è anche madre comune.

L’appello di Papa Francesco, attraverlo la LAUDATO SI’ appare un invito urgente per un dialogo  che comunque coinvolgendo tutti, porti a ritrovare soluzioni concrete e non effimere, per la salvaguardia dell’ambiente e non bastano gli accordi internazionali per un programma rivolto a ridurre i fattori inquinanti nel tempo.

Il Suo appello è anche una apertrura alla speranza di conversione dell’uomo perchè riconosca nel dono gratuito di Dio, qualcosa da trasmettere con gioia, al futuro, senza essere ossessionato dal consumismo.

In questo contesto è proponibile la Lettera Enciclica LAUDATO SI’ , ma appare ancora valido il CANTICO DELLE CREATURE, come lode a Dio per il cretao, inno alla vita, proposta di una visione positiva della natura nella quale è possibile ancora riscoprire l’immagine del Creatore.

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Francesco d’Assisi è il Santo della fratellanza universale che manifesta ed inculca incessantemente in tutti i suoi figli.
Questa fratellanza universale che Egli con ardore e generosità fa gustare a tutti gli uomini e in modo particolare ai sofferenti agli ammalati, ai poveri, agli oppressi, ai rifiuti della società, la estende a tutte le creature, anche a quelle che vengono da sempre definite “creature inferiori”, ma non per questo meno nobili; la loro bellezza ed armonia rispecchia la bellezza e l’armonia stessa di Dio.

San Francesco e il lebbroso.

La nostra società con il suo mirabile progresso scientifico, economico e sociale è malata di avidità di ricchezze, di ambizioni, di orgoglio: essa lentamente sta morendo.
Con essa muore anche la nostra civiltà che ha messo da parte gli antichi modelli ideali di vita e l’antica struttura sacrale ampiamente sperimentata, in nome del “modernismo”.
L’ambiente di vita muore anch’esso, minato dal progresso tecnologico, manipolato dall’uomo per l’avidità di ricchezza e di potere.
L’ingenuo e profondo amore di Francesco d’Assisi per tutte le cose create, il suo paterno desiderio di difesa di una eredità ricevuta da trasmettere a quelli che verranno, l’ingenua e spontanea poesia per la natura, hanno indusse il Cardinale Silvio Oddi (1910-2001), prefetto della Sacra Congregazione per il Clero dal 1986, Protettore dell’Ordine Francescano, a nome dei membri della Società Internazionale “Planning environmental and ecologycal institute for quality life”, a chiedere al Santo Padre Giovanni Paolo II che il “Poverello d’Assisi” fosse proclamato celeste patrono dei cultori dell’ecologia.

Francesco d’Assisi, dal 6 aprile 1980 è ufficialmente il patrono dell’ecologia: la “Bolla” pontificia, datata 29 novembre 1979 e firmata dal Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli, è conservata dai Francescani Conventuali del Convento di San Francesco in Assisi.

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La più grande contraddizione del nostro tempo è il rapido progredire della tecnologia per contribuire a migliorare le condizioni di vita e la lenta e graduale distruzione dell’ambiente di vita.
Per la prima volta nella storia una crisi di questa portata investe tutta l’umanità: è una crisi di risorse energetiche, è una penuria di cibo per una popolazione mondiale in costante aumento, è un inquinamento delle acque, della terra, dell’atmosfera, che provoca misteriose e incontrollate mutazioni biologiche, è un tempo di grandi migrazioni di popoli verso migliori attese di vita.

Anche se non si è ancora in grado di valutare pienamente la dimensione e la gravità del progressivo deterioramento dell’ambiente, appare comunque certo che se le attuali condizioni dovranno ulteriormente peggiorare, il futuro della vita sulla terra sarà definitivamente compromesso.
Compito dell’ecologia è l’indagine della natura, non soltanto dal punto di vista della sua struttura, ma anche e soprattutto dal lato funzionale delle interrelazioni fra esseri viventi ed ambiente.

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L’unità fondamentale dell’ecologia è l’ecosistema o sistema ecologico.
Esso è costituito dall’insieme degli esseri viventi, animali e vegetali e dall’ambiente fisico in cui vivono con le reciproche e nultiformi influenze.
Le comunità viventi nell’ecosistema, subiscono, nel tempo, una regolazione che è frutto delle interrelazioni fra membri dell’ecosistema stesso.
A partire da una forma iniziale provvisoria, si assiste ad una progressiva successione di modificazioni della forma, determinata da particolari condizioni ambientali.
Questa mutazione termina in uno stadio finale in cui l’ecosistema, dal punto di vista biologico, è particolarmente stabile.
La rottura di questo naturale equilibrio provoca delle mutazioni biologiche accelerate: la causa diretta di esse è l’inquinamento.

L’inquinamento può avere cause naturali, e se da un lato comporta ripercussioni più o meno gravi sulla flora e sulla fauna dei vari ambienti, è la natura stessa che interviene per ristabilire l’equiilibrio biologico improvvisamente rotto.
Ben più grave è l’inquinamento provocato dall’uomo.
Il costante aumento della popolazione mondiale determina uno sfruttamento rapido e incoerente delle risorse della terra.

L’incremento della produzione tecnologica, se da un lato contribuisce a sollevare notevolmente il tenore di vita dell’umanità, dall’altro provoca il lento e graduale inquinamento del suolo, delle acque del mare, dei fiumi e dei laghi, dell’atmosfera, e un aumento dei rifiuti chimici non più biodegrabili.

Le incontrollate esplosioni atomiche, ad esempio, hanno riversato nell’atmosfera numerose particelle radioattive che hanno provocato profonde alterazioni genetiche sull’uomo e sulla natura e se gli accordi internazionali sul disarmo nucleare sono riusciti in parte a limitare il pericolo atomico, esso appare improvvisamente allarmante nella follia dei nuovi governanti.

Il progressivo avvelenamento dell’ambiente ha già provocato l’estinzione di molte specie animali viventi sia sul suolo che nell’aria e nelle acque, ma anche la riduzione rapida e violenta del numero dei membri di molte altre, avviate totalmente alla scomparsa.
Molte delle specie viventi si sono adattate al nuovo tenore di vita modificando la loro struttura organica e il proprio habitat.

Un tramonto sul golfo di Napoli, spettacolo usuale me sempre nuovo e ricco di poesia. (foto dal Web).

I pericoli incombenti sulla natura e sull’uomo stesso vengono drasticamente sottolineati di frequente: l’habitat dovrebbe essere adeguatamente difeso dall’assalto convergente dell’inquinamento naturale e dalle devastazioni provocate dall’uomo con gli sconsiderati incendi dolosi dei boschi e con la distruzione sistematica di immense aree delle foreste per la vendita di legnami pregiati, come avviene in Amazzonia, per esempio.
In questi ultimi tempi sono state poste le premesse tecniche, legislative e finanziarie per affrontare e risolvere i maggiori problemi connessi alla salvaguardia dell’ambiente naturale, e in alcuni settori è stata avviata l’attuazione dei relativi provvedimenti.

D’altra parte l’esterma lentezza con cui si continua a procedere e i margini di incertezza e di controversia tutt’ora esistenti circa gli aspetti rilevanti delle scelte da tradurre in pratica, non consentono ancora di dare risposte veramente tranquillizzanti ai principali interrogativi, per quanto riguarda la conservazione, la protezione e la sopravvivenza stessa dell’ambiente naturale di vita.

Se l’inquinamento dell’ambiente naturale di vita costituisce la più grave minaccia per l’umanità, ben più grave minaccia costituirebbe l’improvviso arresto del progresso tecnologico e scientifico.

La scienza tende oggi ad approntare strumenti tecnici tali da consentire il progresso scientifico e tecnologico, ma anche tali da non più costituire pericoli per l’ambiente naturale.

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Francesco d’Assisi viveva a contatto con la natura, percepiva  le sue vibrazioni, stabiliva  con essa una sorta di simbiosi; la sua premurosa benevolenza per tutte le creature di Dio fu una manifestazione del suo grande amore per Dio.
Egli sapeva sentire Dio nel palpitare misterioso delle cose create che, nella sua anima assurgevano al ruolo di una vita superiore, divina.

Assisi – San Damiano.

Francesco percepiva Dio nelle piccole e grandi cose, nel tremolio dello stelo di un fiore mosso dal vento, nel palpitare di una stella, nel ritmico singhiozzo di una fonte, nell’immensità del firmamento, nel profumo dei fiori, nel canto degli uccelli, nel candore gelido della pietra, nel pallore vellutato dei petali di un fiore.

“Tra i Santi e gli uomini illustri che hanno avuto un singolare culto per la natura, quale magnifico dono fatto da Dio alla umanità, viene meritatamente annoverato San Francesco d’Assisi” – scrisse Giovanni Paolo II nella “Bolla” con la quale proclamò “il Poverello d’Assisi” patrono dell’ecologia.  “Egli infatti ha un alto sentimento di tutte le opere del Creatore, e supernamente ispirato compone quel bellissimo “Cantico delle Creature” attraverso la quale, in particolare Frate Sole e Sorella Luna e le stelle, dà all’Onnipotente e Buon Signore, la dovuta lode, gloria e ogni Benedizione”.

Napoli – Ospizio marino, Posillipo – Stanislao Lista (1824-1908) – San Francesco d’Assisi che benedice tre famosi terziari: Dante, Cristoforo Colombo, Giotto. 

La vita di Francesco d’Assisi fu un susseguirsi di episodi di ingenua poesia e di canti di lode a Dio attraverso le cose create: le messi, le viti, le pietre, le selve, la terra ed il fuoco, l’aria e il vento, furono tramite per la sua elevazione spirituale.

Rispetta la natura e faceva rispettare la natura: profondo assertore di una dolce fraternità fra le cose create, toglieva di mezzo alla strada i vermi, perché non venissero calpestati, nutriva, d’inverno le api, perché non morissero, soffriva intimamente sentendo la scure battere sui tronchi e raccomandava ai suoi frati di non abbattere interamente un albero ma di lasciare accanto al ceppo qualche virgulto, perché da esso potesse un giorno nascere una nuova pianta, lasciava che negli orticelli dei suoi piccoli eremi l’erba selvatica e i fiori crescessero insieme, per lodare insieme Dio (cfr. Maria Sticco – Vita di San Francesco).

San Francesco e il lupo.

Le creature di Dio amavano e comprendono l’amore che Francesco aveva per loro ed è questo amore che gli dava la potenza di parlare e predicare agli uccelli che lo ascoltavano e gli obbedivano e facevano festa alle sue benedizioni, agli agnelli, alle lepri, dei prati, alle tortore, alle umili allodole che un giorno, festose, roteando sui tetti della “Porziuncola” saranno le testimoni, con gli umili frati, della morte del “Poverello d’Assisi”, alle cicale, al lupo della selva di Gubbio che gli si accovacciò accanto e da allora non spaventò più gli uomini e non deprederà più i loro greggi (cfr. Von Maatt – Vita di San Francesco d’Assisi).

Una straordinaria veduta del mare di Napoli e della celebre “fenestrella” – (foto dal Web).

Francesco d’Assisi, il cantore del creato, propone all’uomo moderno un messaggio di vita, di rispetto per la natura, di dialogo con il creato che canta le meraviglie di Dio.
Fatto ad immagine e somiglianza di Dio, l’uomo non può distruggere quello che Dio ha posto al servizio dell’uomo e per il bene dell’uomo: chiamava infatti, madre la terra, fratello il sole, sorella la luna, come testimonianza di un credo e di un amore autentico per la natura creata da Dio

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San Francesco d’Assisi secondo la tradizione agiografica (cfr. Celano), compose il “Cantico di Frate Sole” a San Damiano, nel giardinetto di Santa Chiara, proteso sulla verdeggiante pianura umbra, dopo una notte trascorsa nella cella infestata da fastidiosi topi, tra i tormenti arrecatigli dalla malattia agli occhi, notte a cui fece seguito una visione celestiale.

 

Assisi – Sacro Convento – La più antica trascrizione del “Cantico delle creature”.

Sempre secondo la tradizione, alla prima stesura del “Cantico”, Francesco d’Assisi, avrebbe fatto due successive aggiunte: la “lassa” del perdono, quando riuscì a comporre la pace fra il Vescovo e il Podestà di Assisi, e quella di “Sorella Morte” quando, sentendosi prossimo alla morte, si fece trasportare alla “Porziuncola” per ivi morire nudo sulla nuda terra.

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La “lassa” è una forma di strofa non legata ad un numero fisso di versi entro il medesimo componimento, bensì ad una unica assonanza o rima.

La critica nota un diverso andamento ed un diverso tono degli ultimi versetti, rispetto all’andamento generale della composizione e se da un lato ritiene probabile la stesura del “Cantico” in due tempi differenti, dall’altro giustifica queste differenze, confrontando i brani con le liriche medioevali religiose: alla gioiosa esaltazione di Dio, testimoniata dalle creature, si unisce la nota profonda del ricordo della morte e del successivo giudizio divino.

Il significato di lode a Dio per i suoi benefici è posto in dubbio dalla critica moderna che vede nelle creture stesse più che uno strumento di lode all’Altissimo, un tramite, un rapporto di mediazione.

L’espressione dei sentimenti religiosi presenti nella maggior parte della letteratura popolare del XII secolo, trova la sua origine nei grandi movimenti ascetici e nelle confraternite dei disciplinanti e dei flagellanti.

Nella fragile struttura metrica e nella semplicità delle immagini proposte da essi, è presente l’intonazione popolaresca , mentre è povera e quasi nulla la coscienza artistica.

I rimatori, che non sempre sono persone incolte, si rifanno agli esempi della poesia medioevale e latina ed a quelli della poesia francese e provenzale, pur mancando di capacità di elaborazione formale consapevole, di tecnica letteraria, di studio dell’espressione.

Il “Cantico di Frate Sole” si presenta in una sorta di poesia ritmica assonanzata che nella divisione irregolare dei versetti, sembra riecheggiare le forme della poesia biblica.

Francesco d’Assisi si unisce a tutte le creature: al sole, alla luna, alle stelle, al vento, all’aria nuvolosa e serena, all’acqua, al fuoco, alla terra, ai buoni che prdonano le offese e alla morte, per innalzare un inno doi lode a Dio.

Il “Cantico” affonda le sue radici nel travaglio della ascesi e della penitenza, dalla quale l’anima è risorta rinnovata, purificata, capace di contemplare le cose e le vicende della terra con occhi nuovi, sereni e ridenti.

Gli stessi aggettivi che accompagnano e qualificano le creature, più che tradurre ingenuamente la gioia del Santo, sottolineano la potenza e la novità del “Cantico”, maturato nella profonda intimità del sentimento religioso.

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Altissimu, onnipotente, bon Signore, 

Laudato sie, mi’ Signore….spezialmente per messor lo frate Sole,

  Laudato si’, mi’Signore, per sora Luna e le stelle.                                                   

  Laudato sì’, mi’ Signore, per frate Vento.                                                                                                                                     Laudato sì’, mì’ Signore, per sor’Acqua.                                                            

Laudato sì’, mì’ Signore, per frate Focu.

                                                                                                                                               Laudato sì’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra.

Laudato s”, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore.

 

                                                                                                                                    Laudato sì’ mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale.

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Agropoli (Sa) – Lo scoglio di San Francesco.

Secondo una leggenda, nel 1222 San Francesco di fermò ad Agropoli, nel Cilento, e avrebbe predicato agli uccelli e ai pesci da questo isolotto, davanti ai pescatori ed al popolo della cittadina che non lo avrebbe ascoltato.

Anche in occasione di mareggiate impetuose, l’acqua non supera mai l’isolotto.

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Il Cantico è solo un modo, anche se di altissima spiritualità, e poesia, per lodare Dio ed invitare umilmente gli altri a fare altrettanto.

E’ la sintesi di un progetto è una proposta di vita, una ecologia di vita.

Il progetto di vita francescana non è riservata ad una singola categoria di individui; non è esclusivo appannaggio di un gruppo di persone, magari amanti della natura, di una fraternità chiusa nella sagrestia di una bella o umile chiesa, ma un programma: è incontrare l’altro, accogliere l’altro, confrontarsi, ognuno con le proprie diversità, i propri limiti con l’altro,è  camminare insieme all’altro nella direzione creatrice della storia e del progresso, verso la comune meta; verso la risoluzione delle singole e universali problematiche, per la costruzione insieme di un mondo di pace e fraternità universale.

Una utopia?

Un particolare modo di vedere, interpretare, valutare la vita e ciò che in essa accade?

Non importa tanto valutare la persona che ci cammina accanto con tutte le sue problematiche, una vita, un sistema, un progetto, quanto scoprire il senso della sua  efficacia, l’agire della Divina Provvidenza nelle croci quotidiane ed indirizzare alla speranza, proponendo la riconciliazione dell’uomo con Dio, del’umanità con il  creato, dell’uomo con l’uomo, come primo passo  verso la ricomposizione dell’iniziale armonia; fare accoglienza, offrire come esempio il personale percorso di riconciliazione con la storia, con gli altri, con Dio, con la vita.

Le proposte, le programmazioni, le soluzioni partono dal cuore dell’uomo ma, se il cuore dell’uomo resta chiuso, duro come sasso, custode di segreti comportamenti che l’ipocrisia tenta di camuffare, a cosa serve proporsi all’interno di una organizzazione, di una comunità, di una fraternità, ingannare se stesso e l’uomo, ma non certamente Dio che scruta nel segreto dei cuori.

 

Come nel primo giorno della creazione, quando  l’uomo ancora innocente, ma non in solitudine, si scoprì a contemplare e celebrare intensamente l’armonia del creato con la persona che gli era accanto, così per Francesco d’Assisi la natura fu qualcosa di intimamente ed estremamente vicina fin dal tempo della sua spensierata giovinezza e della conversione, e condivise con i suoi frati la gioiosa contemplazione del creato.

Anche per l’uomo, allora l’osservazione dell’armonia dell’universo sia l’occasione per lodare  il Creatore:  il confronto con chi gli è accanto può diventare il tramite per un cammino comune di riscoperta della diversità e insieme  contemplare, celebrare, lodare Dio.

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Francesco aveva un rispetto tale per ciascuna delle creature che le personalizzava, riconoscendosi non solo fratello delle persone che incontrava, ma anche di tutti gli esseri viventi portando il maggiore interesse verso quelli che lo guidavano ad amare e lodare Dio.

E quale degli esseri viventi è talmente simile a Dio se non la persona che ci sta di fronte?

Se il Cantico delle creature sintetizza l’atteggiamento di Francesco di fronte a Dio, di fronte al creato, di fronte  al mondo, di fronte alle persone, di fronte al tempo, è frutto di una personalità equilibrata psicologicamente, riconciliata con il creato e le sue creature, e mostra il suo essere allegro e spensierato, che propone la sua esperienza, invitando a fare altrettanto.

Ecco perché il  francescanesimo è un movimento, un sistema, una dottrina, una politica, una filosofia, uno stile di vita, un comportamento tale che impone trattare il mondo, gli altri, e la vita per un umanesimo reale nel quale interessano i rapporti interpersonali del singolo individuo con l’altro e  con tutti i suoi fondamentali punti di riferimento.

Il francescanesimo non può essere limitato ad una cerchia di soggetti che vive nel ristretto gruppo di una fraternità che si considera riservata ad una sola cerchia di eletti, ma è accoglienza, esercizio di amore e carità dell’uno verso l’altro del gruppo verso tutti.

Niente di importante si fa senza passione e la passione si nutre dell’amore che ha il tragico destino di non potersi espandere indefinitivamente senza perdere di profondità; in compenso ha il dolce destino di trasformare tutto ciò che tocca e tutto ciò che la sua capacità trasformatrice abbraccia (J.A.Marino).

San Francesco avvertì la necessità di trattare tutte le persone e tutti gli esseri creati con rispetto, con cortesia con carità e con insolita deferenza: atteggiamento da imitare,  anche per noi che viviamo questo tempo di contrasti, di contraddizioni, sul suo esempio è di vedere nell’adesso, nell’oggi la grande occasione di incontro, di ricerca nello sconosciuto che ci è davanti, la grande occasione di ricevere la vita dell’altro come un dono e di rispondere correttamente con un gesto di gratitudine per quello che l’altro comunque  ci da.

Francescanesimo è un nuovo umanesimo, che non può rimanere chiuso nell’ambito di una fraternità, è apertura verso l’altro, è relazionarsi con tutto e con tutti, perché è così che esso può aiutarci a relazionarci con Dio, con l’Assoluto, con chi Francesco amava e chiamava Altissimo, Onnipotente e Bon Signore…

Chiudersi egoisticamente nel proprio io, nella propria comunità, ecclesiale, nella propria fraternità, non costruisce, distrugge.

Ecologia,allora, per la salvaguardia del creato, ecologia nuova per la ricomposizione del rapporto dell’uomo con il  creato e dell’uomo con l’uomo, nel nome dell’Altissimo, Onnipotente e Bon Signore…per una ecologia di vita, nel rapporto tra sceienza e fede, ma anche nei rapporti interpersonali.

 

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