San Francesco d’Assisi patrono dell’ecologia e la possibile alleanza tra scienza e fede auspicata da Papa Francesco con la Lettera Enciclica LAUDATO SI’.

img066Quando trentacinque anni fa pubblicai questo lavoro sulla rivista dei Padri Cappuccini della Provincia Napoletana “Campania Serafica” riproposto poi su “Januarius” il Bollettino Ufficiale della Diocesi di Napoli (n.4/5 ottobre 1980), Giovanni Paolo II qualche mese prima, aveva proclamato San Francesco d’Assisi Patrono dell’ecologia.
Un atto dovuto, si disse, vista la particolare attenzione del Santo per il creato, mirabilmente espressa nel “Cantico di Frate Sole”; una scelta oculata, attesa la particolare situazione di allora di un disastro ambientale incipiente che non travava soluzione.

Si avvertiva la necessità di trovare una realtà che facesse da collante fra spirito e materia, di un punto di convergenza intorno ad una idea di cura, di carezza per la terra, di cordialità, comprensione, amore per il creato, che invece è stato sempre più violentato.

Papa Francesco, appena lo scorso anno, il 24 maggio del 2015, ha pubblicato la Sua Lettera Enciclica LAUDATO SI’, che giustamente Stefania Falasca, su AVVENIRE del 18 giugno 2015, definisce un profondo inno alla vita, una summa ecologica, una magna carta del creato.

Questa nota non è una proposta di rilettura del testo di Papa Francesco, ma una aperta critica per la maniera sbagliata con cui, nonostante i ripetuti appelli e gli inviti a rivedere il modello di gestione delle risorse mondiali che la politica, l’interesse finanziario, il rifiuto egoistico di ogni programma educativo che nel tempo possa condurre ad una nuova gestione del bene comune, per la costruzione di una società più giusta, equalitaria e libera: la terra continua ad essere oggetto di una gestione imposta dalla globalizzazione neo-mercantilista e sottoposta ad una gestione utilitaristica che non rispetta l’uomo.

La terra maltrattata si è rivoltata contro noi tutti: basta guardare a quello che succede nonostante i ripetuti appelli, le proposte di bonifica, gli interventi così detti mirati,  nella TERRA DEI FUOCHI, e nelle tante terre dei fuochi dove il profitto del malaffare ha provocato e continua a provocare tante morti di tumori, anche di bambini in tenera età, che attraverso la gestazione materna sono stati costretti ad assorbire i veleni che la terra non potendo più assorbire, contenere e assimilare, scarica nell’aria, e par l’immagine della peste a Milano di manzoniana memoria: non solo l’aria era infetta, ma la peste era nelle cose che si mangiavano, nelle cose che si toccavano.

img051L’insipienza del malaffare che ha dominato per tanti anni è oggi denunciata senza paura anche dalla Chiesa, in prima fila, per una soluzione concreta ad una situazione diventata ormai insostenibile; la inopinata noncuranza per la casa comune, il calcolare, il manipolare, il dominare, in nome di un profitto che non ha riguardi nemmeno per i propri cari, ha condotto la esistenza di alcuni ad una strumentalità miope e insensata, che esula dalla ricerca di una cura che non è fuori dall’essere umano, ma è nell’uomo stesso, in tutta la sua pienezza.

L’uomo ritorni in se stesso, e riscopra la propria essenza che è insita nella cura, una cura che penetri tutti gli ambiti dall’atmosfera alla terra, alle relazioni, per salvare la vita e rendere giustizia a chi è stato gratuitamente costretto a subire malaffare e corruzione che porta sofferenza e morte, e riscatti così la tarra che non è solo patria comune, ma è anche madre comune.

L’appello di Papa Francesco, attraverlo la LAUDATO SI’ appare un invito urgente per un dialogo  che comunque coinvolgendo tutti, porti a ritrovare soluzioni concrete e non effimere, per la salvaguardia dell’ambiente e non bastano gli accordi internazionali per un programma rivolto a ridurre i fattori inquinanti nel tempo.

Il Suo appello è anche una apertrura alla speranza di conversione dell’uomo perchè riconosca nel dono gratuito di Dio, qualcosa da trasmettere con gioia, al futuro, senza essere ossessionato dal consumismo.

In questo contesto è proponibile la Lettera Enciclica LAUDATO SI’ , ma appare ancora valido il CANTICO DELLE CREATURE, come lode a Dio per il cretao, inno alla vita, proposta di una visione positiva della natura nella quale è possibile ancora riscoprire l’immagine del Creatore.

img052

——————————

Francesco d’Assisi è il Santo della fratellanza universale che manifesta ed inculca incessantemente a tutti i suoi figli.
Questa fratellanza universale che Egli con ardore e generosità fa gustare a tutti gli uomini e in modo particolare ai sofferenti agli ammalati, ai poveri, agli oppressi, ai rifiuti della società, la estende a tutte le creature, anche a quelle che vengono da sempre definite “creature inferiori”, ma non per questo meno nobili; la loro bellezza ed armonia rispecchia la bellezza e l’armonia stessa di Dio.

img064La nostra società con il suo mirabile progresso scientifico, economico e sociale è malata di avidità di ricchezze, di ambizioni, di orgoglio: essa lentamente sta morendo.
Con essa muore anche la nostra civiltà che ha messo da parte gli antichi modelli ideali di vita e l’antica struttura sacrale ampiamente sperimentata, in nome del “modernismo”.
L’ambiente di vita muore anch’esso, minato dal progresso tecnologico, manipolato dall’uomo per l’avidità di ricchezza e di potere.
L’ingenuo e profondo amore di Francesco d’Assisi per tutte le cose create, il suo paterno desiderio di difesa di una eredità ricevuta da trasmettere a quelli che verranno, l’ingenua e spontanea poesia per la natura, hanno indotto il Cardinale Silvio Oddi, prefetto della Sacra Congegazione per il Clero, Protettore dell’Ordine Francescano, a nome dei membri della Società Internazionale “Planning environmental and ecologycal institute for quality life”, a chiedere al Santo Padre Giovanni Paolo II che il “Poverello d’Assisi” fose proclamato celeste patrono dei cultori dell’ecologia.

img063

Francesco d’Assisi, dal 6 aprile 1980 è ufficialmente il patrono dell’ecologia: la “Bolla” pontificia, datata 29 novembre 1979 e firmata dal Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli, è conservata dai Francescani Conventuali del Convento di San Francesco in Assisi.

——————————

La più grande contraddizione del nostro tempo è il rapido progredire della tecnologia per contribuire a migliorare le condizioni di vita e la lenta e graduale distruzione dell’ambiente di vita.
Per la prima volta nella storia una crisi di questa portata investe tutta l’umanità: è una crisi di risorse energetiche, è una penuria di cibo per una popolazione mondiale in costante aumento, è un inquinamento delle acque, della terra, dell’atmosfera, che provoca misteriose e incontrollate mutazioni biologiche.
Anche se non si è ancora in grado di valutare pienamente la dimensione e la gravità del progressivo deterioramento dell’ambiente, appare comunque certo che se le attuali condizioni dovranno ulteriormente peggiorare, il futuro della vita sulla terra sarà definitivamente compromesso.
Compito dell’ecologia è l’indagine della natura, non soltanto dal punto di vista della sua struttura, ma anche e soprattutto dal lato funzionale delle interrelazioni fra esseri viventi ed ambiente.
L’unità fondamentale dell’ecologia è l’ecosistema o sistema ecologico.
Esso è costituito dall’insieme degli esseri viventi, animali e vegetali e dall’ambiente fisico in cui vivono con le reciproche e nultiformi influenze.
Le comunità viventi nell’ecosistema, subiscono, nel tempo, una regolazione che è frutto delle interrelazioni fra membri dell’ecosistema stesso.
A partire da una forma iniziale provvisoria, si assiste ad una progressiva successione di modificazioni della forma, determinata da particolari condizioni ambientali.
Questa mutazione termina in uno stadio finale in cui l’ecosistema, dal punto di vista biologico, è particolarmente stabile.
La rottura di questo naturale equilibrio provoca delle mutazioni biologiche accelerate: la causa diretta di esse è l’inquinamento.
L’inquinamento può avere cause naturali, e se da un lato comporta ripercussioni più o meno gravi sulla flora e sulla fauna dei vari ambienti, è la natura stessa che interviene per ristabilire l’equiilibrio biologico improvvisamente rotto.
Ben più grave è l’inquinamento provocato dall’uomo.
Il costante aumento della popolazione mondiale determina uno sfruttamento rapido e incoerente delle risorse della terra.

L’incremento della produzione tecnologica, se da un lato contribuisce a sollevare notevolmente il tenore di vita dell’umanità, dall’altro provoca il lento e graduale inquinamento del suolo, delle acque del mare, dei fiumi e dei laghi, dell’atmosfera, e un aumento dei rifiuti chimici non più biodegrabili.

Le incontrollate esplosioni atomiche, ad esempio, riversano nell’atmosfera numerose particelle radioattive che provocano profonde alterazioni genetiche sull’uomo e sulla natura.

l43-terra-fuochi-131119141820_bigIl progressivo avvelenamento dell’ambiente ha già provocato l’estinzione di molte specie animali viventi sia sul suolo che nell’aria e nelle acque, ma anche la riduzione rapida e violenta del numewro dei membri di molte altre, avviate totalmente alla scomparsa.
Molte delle specie viventi si sono adattate al nuovo tenore di vita modificando la loro struttura organica e il proprio habitat.

I pericoli incombenti sulla natura e sull’uomo stesso vengono drasticamente sottolineati di frequnte: l’habitat dovrebbe essere adeguatamente difeso dall’assalto convergente dell’inquinamento naturale e dalle devastazioni provacate dall’uomo.
In questi ultimi tempi sono state poste le premesse tecniche, legislative e finanziarie per affrontare e risolvere i maggiori problemi connessi alla salvaguardia dell’ambiente naturale, e in alcuni settori è stata avviata l’attuazione dei relativi provvedimenti.

D’altra parte l’esterma lentezza con cui si continua a procedere e i margini di incertezza e di controversia tutt’ora esistenti circa gli aspetti rilevanti delle scelte da tradurre in pratica, non consentono ancora di dare risposte veramente tranquillizzanti ai principali interrogativi, per quanto riguarda la conservazione, la protezione e la sopravvivenza stessa dell’ambiente naturale di vita.

Se l’inquinamento dell’ambiente naturale di vita costituisce la più grave minaccia per l’umanità, ben più grave minaccia costituirebbe l’improvviso arresto del progresso tecnologico e scientifico.

La scienza tende oggi ad approntare strumenti tecnici tali da consentire il progresso scientifico e tecnologico, ma anche tali da non più costituire pericoli per l’ambiente naturale.

——————————

Francesco d’Assisi vive a contatto con la natura, percepisce le sue vibrazioni, stabilisce con essa una sorta di simbiosi; la sua premurosa benevolenza per tutte le creature di Dio è una manifestazione del suo grande amore per Dio.
Egli sa sentire Dio nel palpitare misterioso delle cose create che, nella sua anima assurgono al ruolo di una vita superiore, divina.

img053Francesco percepisce Dio nelle piccole e grandi cose, nel tremolio dello stelo di un fiore mosso dal vento, nel palpitare di una stella, nel ritmico singhiozzo di una fonte, nell’immensità del firmamento, nel profumo dei fiori, nel canto degli uccelli, nel candore gelido della pietra, nel pallore vellutato dei petali di un fiore.

“Tra i Santi e gli uomini illustri che hanno avuto un singolare culto per la natura, quale magnifico dono fatto da Dio alla umanità, viene meritatamente annoverato San Francesco d’Assisi” – Scrive Giovanni Paolo II nella “Bolla” con la quale proclama “il Poverello d’Assisi” patrono dell’ecologia.  “Egli infatti ha un alto sentimento di tutte le opere del Creatore, e supernamente ispirato compone quel bellissimo “Cantico delle Creature” attraverso la quali, in particolare Frate Sole e Sorella Luna e le stelle, dà all’Onnipotente e Buon Signore, la dovuta lode, gloria e ogni Benedizione”.

img062La vita di Francesco d’Assisi è un susseguirsi di episodi di ingenua poesia e di canti di lode a Dio attraverso le cose create: le messi, le viti, le pietre, le selve, la terra ed il fuoco, l’aria e il vento, sono tramite per la sua elevazione spirituale.

E Francesco d’Assisi rispetta la natura e fa rispettare la natura: profondo assertore di una dolce fraternità fra le cose create, toglie di mezzo alla strada i vermi, perchè non vengano calpestati, nutre, d’inverno le api, perchè non muoiano, soffre intimamente sentendo la scure battere sui tronchi e raccomanda ai suoi frati di non abbattere interamente un albero ma di lasciare accanto al ceppo qualche virgulto, perchè da esso possano un giorno nascere nuove piante, lascia che negli orticelli dei suoi piccoli eremi l’erba selvatica e i fiori crescano insieme, per lodare insieme Dio (cfr. Maria Sticco – Vita di San Francesco).

img055Le creature di Dio amano e comprendono l’amore che Francesco ha per loro ed è questo amore che gli da la potenza di parlare e predicare agli uccelli che lo ascoltano ed obbediscono e fanno festa alle sue bendizioni, agli agnelli, alle lepri, dei prati, alle tortore, alle umili allodole che un giorno,festose, roteando sui tetti della “Porziuncola” saranno le testimoni, con gli umili frati, della morte del “Poverello d’Assisi”, alle cicale, al lupo della selva di Gubbio che gli si accovaccia accanto e da allora non spaventerà più gli uomini e non deprederà più i loro greggi (cfr. Von Maatt – Vita di San Francesco d’Assisi).

Francesco d’Assisi, il cantore del creato, propone all’uomo moderno un messaggio di vita, di rispetto per la natura, di dialogo con il creato che canta le meraviglie di Dio.
Fatto ad immagine e somiglianza di Dio, l’uomo non può distruggere quello che Dio ha posto al servizio dell’uomo e per il bene dell’uomo.
Francesco d’Assisi chiama madre la terra, fratello il sole, sorella la luna, come testimonianza di un credo e di un amore autentico per la natura creata da Dio

——————————

img057San Francesco d’Assisi secondo la tradizione agiografica (cfr. Celano), compone il “Cantico di Frate Sole” a San Damiano, nel giardinetto di Santa Chiara, proteso sulla verdeggiante pianura umbra, dopo una notte trascorsa nella cella infestata da fastidiosi topi, tra i tormenti arrecatigli dalla malattia agli occhi, notte a cui fa seguito una visione celestiale.

Sempre secondo la tradizione, alla prima stesura del “Cantico”, Francesco d’Assisi, avrebbe fatto due successive aggiunte: la “lassa” del perdono, quando riesce a comporre la pace fra il Vescovo e il Podestà di Assisi, e quella di “Sorella Morte” quando, sentendosi prossimo alla morte, si fa trasportare alla “Porziuncola” per ivi morire nudo sulla nuda terra.

img056La “lassa” è una forma di strofa non legata ad un numero fisso di versi entro il medesimo componimento, bensì ad una unica assonanza o rima.

La critica nota un diverso andamento ed un diverso tono degli ultimi versetti, rispetto all’andamento generale della composizione e se da un lato ritiene probabile la stesura del “Cantico” in due tempi differenti, dall’altro giustifica queste differenze, confrontando i brani con le liriche medioevali religiose: alla gioiosa esaltazione di Dio, testimoniata dalle creature, si unisce la nota profonda del ricordo della morte e del successivo giudizio divino.

Il significato di lode a Dio per i suoi benefici è posto in dubbio dalla critica moderna che vede nelle creture stesse più che uno strumento di lode all’Altissimo, un tramite, un rapporto di mediazione.

img058L’espressione dei sentimenti religiosi presenti nella maggior parte della letteratura popolare del XII secolo, trova la sua origine nei grandi movimenti ascetici e nelle confraternite dei disciplinanti e dei flagellanti.

Nella fragile struttura metrica e nella semplicità delle immagini proposte da essi, è presente l’intonazione popolaresca , mentre è povera e quasi nulla la coscienza artistica.

I rimatori, che non sempre sono persone incolte, si rifanno agli esempi della poesia medioevale e latina ed a quelli della poesia francese e provenzale, pur mancando di capacità di elaborazione formale consapevole, di tecnica letteraria, di studio dell’espressione.

img059Il “Cantico di Frate Sole” si presenta in una sorta di poesia ritmica assonanzata che nella divisione irregolare dei versetti, sembra riecheggiare le forme della poesia biblica.

Francesco d’Assisi si unisce a tutte le creature: al sole, alla luna, alle stelle, al vento, all’aria nuvolosa e serena, all’acqua, al fuoco, alla terra, ai buoni che prdonano le offese e alla morte, per innalzare un inno doi lode a Dio.

Il “Cantico” affonda le sue radici nel travaglio della ascesi e della penitenza, dalla quale l’anima è risorta rinnovata, purificata, capace di contemplare le cose e le vicende della terra con occhi nuovi, sereni e ridenti.

img060Gli stessi aggettivi che accompagnano e qualificano le creature, più che tradurre ingenuamente la gioia del Santo, sottolineano la potenza e la novità del “Cantico”, maturato nella profonda intimità del sentimento religioso.

 

 

img061

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...