Scoperto nel reliquiario del duomo di Napoli il CHIROSALTERIO, manoscritto inedito di Sant’Andrea Avellino

 di Tino d’Amico

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A mia moglie Pina.

Un doveroso ringraziamento va all’ Eminentissimo Signor Cardinale Arcivescovo Metropolita di Napoli Mons. Crescenzio Sepe, che ha permesso all’autore di questa comunicazione, l’esecuzione del progetto di classificazione, catalogazione e inventario dei numerosi reliquiari e reperti riferibili ai Santi e Beati venerati nella cappella reliquiario del duomo di Napoli e ha acconsentito alla pubblicazione degli esiti delle  ricerche e la comunicazione del ritrovamento occasionale di inediti interessanti reperti e al Reverendo Parroco don Vincenzo Papa, ideatore del progetto e consegnatario pro tempore del patrimonio artistico, storico, liturgico  del Duomo di Napoli.

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Napoli – Duomo – L’autore con la moglie Pina, durante una lezione nell’area archeologica del duomo.

 

La presente comunicazione notizia di uno straordinario reperto cartaceo rinvenuto occasionalmente dallo scrivente: un manoscritto inedito di Sant’Andrea Avellino (1) all’interno di una mai esplorata lipsanoteca; la sua origine remota; la manualità per il suo utilizzo nella personale mnemonica preghiera elevativa.

La notizia del ritrovamento di questo CHIROSALTERIO, è nella  straordinarietà del reperto: la letteratura, pur conoscendo l’esistenza di simili sussidi per la personale preghiera elevativa, elaborati nel tempo e trascritti da coloro che li adoperavano, mistici, asceti, sconosciuti monaci, non dispone di analoghi testi manoscritti che forniscano elementi, schemi utili  a comprendere il percorso manuale per il loro utilizzo.

Questo testo inedito di Sant’Andrea Avellino rivela un aspetto sconosciuto della spiritualità  controriformista ed offre un apporto nuovo al ben noto percorso della preghiera meditativa fra la fine del ‘500 e gli inizi del secolo successivo.

Da una fonte insospettata e certamente mai esplorata, quali sono le lipsanoteche della cappella delle reliquie del duomo di Napoli,  è emerso questo manoscritto inedito.

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Napoli – Duomo – La cappella delle reliquie – Interno.

E’ il CHIROSALTERIO di Sant’Andrea Avellino, “manoscritto originale del Santo”, come avverte il frontespizio aggiunto al fascicoletto di cm.15×11 (2), di venti pagine di scrittura corsiva latina, minuta e regolare, legate insieme da uno spago, e come indica un foglietto anteposto: DEL BEATO ANDREA AVELLINO.

Il manoscritto, è corredato di una ventunesima pagina con il disegno della mano sinistra aperta che reca sulle falangi, falangine e falangette, accanto ai punti di posa dell’indice della mano destra nel procedere meditativo, secondo le indicazioni proposte all’inizio del testo,  gli spunti utili per la personale orazione mnemonica segreta.

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Napoli – Basilica di San Paolo Maggiore – La cappella reliquiario.

Il foglietto aggiunto, anteposto al manoscritto e che è parte integrante di esso, afferma e garantisce la autenticità del reperto, che conservato fra gli effetti personali di Sant’Andrea Avellino ed offerto alla venerazione dei fedeli in un tempo precedente alla sua canonizzazione, fra il 1624 e il 1702, nella Casa della Congregazione dei Chierici Regolari Teatini, presso la basilica napoletana di San Paolo Maggiore, da li fu trasferito insieme ad altri oggetti appartenuti al Santo, nell’antico deposito delle sacre reliquie dell’arcivescovado di Napoli durante il decennio francese (1799-1811) e poi nelle lipsanoteche della nuova cappella reliquiario del duomo.

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Napoli – Duomo – Cappella delle reliquie – Lipsanoteca con il reliquiario della prima metà dell’800, che contiene reliquie ossee di Sant’Andrea Avellino.

Conservato dove è rimasto nascosto per moltissimi anni, è stato recentemente da me scoperto.

Le leggi eversive di soppressione degli Ordini Religiosi, emanate il 17 febbraio 1861, dopo l’annessione del Regno di Napoli al Regno sabaudo (2 ottobre 1860), non prevedevano particolari forme di tutela dei beni artistici delle chiese e dei monasteri soppressi, anche se demandavano ai direttori dei demani incaricati della loro alienazione la possibilità, qualora lo ritenessero opportuno, con particolari norme, di conservare monumenti, opere d’arte e preziosi oggetti di culto, di particolare valore.

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Napoli – Duomo – Cappella delle reliquie – La lipsanoteca di sinistra dove ho scoperto il manoscritto inedito di Sant’Andrea Avellino.

I francesi, già prima, avevano rubato quello che avevano  potuto, fusi gli oggetti preziosi e trasferite in Francia numerose opere d’arte.

In entrambi i casi incominciò così la dispersione di opere d’arte e preziosi oggetti di culto, di cui fu spesso distrutto il contesto storico cultuale originario.

Solo i più importanti beni artistici furono posti sotto sigillo e finirono nei musei…quando finirono nei musei.

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Napoli – Duomo – Cappella delle reliquie – La lipsanoteca di sinistra.

Alcuni preziosi reliquiari, ma spesso solo il loro venerabile contenuto, furono consegnati agli Eccellentissimi Vescovi diocesani e, a Napoli, all’Arcivescovo Cardinale Sisto Riario Sforza (1845-1877), che dispose il loro temporaneo deposito nella cappella di Santa Maria del Pozzo, il retrosagrestia del duomo.

In essa, cappella sepolcrale dell’Arcivescovo Annibale di Capua (1578-1595), trasformata in reliquiario del duomo dopo la diversa destinazione d’uso degli ambienti dell’antico Tesoro, dopo la inaugurazione della nuova cappella del Tesoro di San Gennaro, e in uno stipo ricavato nel muro sull’Altare della sacrestia stessa, furono sistemate le reliquie e alcuni reliquiari provenienti dalle Case Religiose soppresse  e successivamente anche quelli che provenivano dalle chiese diroccate per i LAVORI PEL RISANAMENTO DI NAPOLI, dopo la grave epidemia di colera che flagellò la città nel 1884.

Per dare una degna sistemazione alle Reliquie di tanti Santi e Beati, l’Arcivescovo di Napoli, Cardinale Guglielmo Sanfelice d’Acquavella (1878-1897) dispose che la cappella dello Spirito Santo,  patronato della antica famiglia Galluccio, ormai estinta nel ramo di Napoli, divenisse il nuovo reliquiario del duomo, facendo realizzare al suo interno le lipsanoteche di legno sulle tre pareti disponibili.

La cappella reliquiario fu inaugurata, dall’Arcivecovo Sanfelice d’Acquavella e da numerosi Vescovi e Abati presenti in città, il 15 novembre 1891, in occasione del Primo Congresso Eucaristico Nazionale, svoltosi a Napoli dal 19 al 22 novembre 1891 e che ebbe come tema “La difesa della Eucaristia e del Suo culto” (3).

Nel nuovo reliquiario fu depositato anche il CHIROSALTERIO di Sant’Andrea Avellino, insieme ad altre reliquie, provenienti dalla soppressa Casa dei Chierici Regolarti Teatini presso San Paolo Maggiore, che divenne poi sede dell’Archivio Storico Notarile e dall’altra casa dell’Ordine, presso la chiesa intitolata ai Santi Apostoli.images

Napoli – Basilica di San Paolo Maggiore – La facciata.

La basilica napoletana di San Paolo Maggiore, dopo anni di chiusura al culto, per le leggi eversive sabuade, fu riaperta alla fine dell’800; fu gravemente danneggiata da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, e riaperta definitivamente nel 1962.

In essa, la cappella dei Santi Pietro e  Paolo, detta anche della Immacolata o delle reliquie, contiene ancora due complesse lipsanoteche, le cui reliquie non furono trasferite in duomo o alienate, perché la chiesa chiusa durante il decennio francese, non fu oggetto delle leggi eversive sabaude, che confermarono quanto già operato relativamente ma alla sola Casa della Congregazione.

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Napoli – Basilica di San Paolo Maggiore – Il monumentale interno.

Nella cappella non erano conservati e venerati oggetti appartenuti a Sant’Andrea Avellino, conservati e venerati invece in quella che fu la sua cella, nella soppressa Casa Religiosa e che poi andarono dispersi in buona parte.

La cappella reliquiario del duomo, contenitore di preziose e venerate reliquie, per oltre cento anni occasionale oggetto di attenzioni, per sistemazioni per nuove acquisizioni, da qualche anno è al centro di un progetto finalizzato alla  classificazione, catalogazione e inventario di tutti i reliquiari e di ogni altro riferito ai Santi e Beati, riposti nel tempo.

Nell’ambito di questo progetto, sollecitato dal Reverendo Parroco del duomo, Mons. Vincenzo Papa, e affidato per l’esecuzione, dopo il richiesto beneplacito dell’Eminentissimo Signor Cardinale Arcivescovo, esclusivamente all’autore di questa comunicazione per la sacralità del materiale trattato, è stato scoperto questo manoscritto.

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La letteratura agiografica, generalmente, tenta di ricostruire, o più semplicemente, presentare il profilo storico e spirituale dei Santi, guardando più al contenuto edificante della loro vita che non alla quotidianità o alla banalità delle umane situazioni, quasi a voler sorprendere, a trascinare, mediante la presentazione della loro esperienza terrena, e preferisce narrare più il diverso, il meglio, ciò che esce dalla ordinarietà, piuttosto che quello che è legato alla spontaneità della loro esperienza.

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Frontespizio e copertina esterna del manoscritto.

Non così quando di un Santo si va a presentare il proprio sussidio per la preghiera mnemonica elevativa, strumento personale, e per giunta inedito, da decodificare e tradurre, e soprattutto quando essa è articolata in maniera unica nel suo genere, per il singolare percorso meditativo costruito sul palmo della mano e sulle cinque dita.

Il testo manoscritto di Sant’Andrea Avellino recentemente ritrovato, non è citato nella edizione dei suoi scritti.

Sant’Andrea Avelino, non pubblicò in vita i suoi scritti, che affidò prima di morire al padre teatino G. B. Castaldo, Preposito Generale, che li depositò nell’Archivio della Casa Religiosa napoletana di San Paolo Maggiore, dove risultano conservati per la maggior parte.

Dei suoi scritti fu redatta una edizione, nella prima metà del ‘700, al tempo della sua Canonizzazione (4).

Il testo manoscritto del CHIROSALTERIO frutto della spiritualità dell’Avellino, cosi come emerge dai suoi numerosi scritti e trattati, non appare citato  nemmeno nell’opera edita nel 1606 da Giovanni Battista del Tufo – Historia della religione dei Padri Chierici Regolari in cui si contiene la fondazione e progresso di lei infino a quest’anno MDCIX.

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Pagine dal manoscritto.

Questo testo riporta un primo elenco degli scritti del Santo, e il manoscritto  che vado a presentare non appare citato nemmeno nella più recente ripubblicazione della sua produzione autografa, che aggiunge ben poco a quanto costituisce il materiale epistolare, o ascetico, o teologico prodotto da Sant’Andrea Avellino e già pubblicato, per il ritrovamento ancora di qualche lettera inedita negli archivi diocesani, teatini e monastici.

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Pagine dal manoscritto.

Sappiamo infatti che fu autore prolisso, di oltre tremila fra lettere e trattati, che ricopiava e archiviava, perché i consigli di spirito forniti ad uno, potessero tornare utili ad altri in futuro, e che dalla prima edizione, dei suoi scritti, due corposi volumi, rimase fuori tanto materiale da costituire un altro volume intero, materiale che poi andò disperso, complici anche le leggi eversive sabaude, come il testo della prima biografia del teatino, futuro Beato Giovanni Marinonio (1490-1562),  suo primo direttore di spirito: tre pagine manoscritte, per sei facciate, firmate e datate, donate dal Marchese Gaetano de Felice, al Cardinale Arcivescovo di Napoli Guglielmo Sanfelice d’Acquavella, il 19 marzo 1892, anche esso è un manoscritto inedito, rinvenuto dall’autore di questa comunicazione nelle lipsanoteche del reliquiario del duomo di Napoli.

La finalità che ha ispirato questo lavoro, è stata quella di svelare una sorgente sconosciuta di profondi contenuti teologici e spirituali, offrendo un ulteriore apporto al ben noto percorso di meditazione orante fra la seconda metà del ‘500 e gli inizi del secolo successivo.

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La spiritualità vissuta da Andrea Avellino fu perfettamente in linea con i modelli che si affermarono all’epoca della controriforma, recepiti dai fondatori della Congregazione dei Chierici Regolari Teatini e costruita su un progrom da essi ampiamente sperimentato;   i processi di beatificazione e canonizzazione aperti dopo la loro morte, costituirono come una sorta di consacrazione dell’Ordine (5).

I Chierici Regolari Teatini,  furono i primi ad occuparsi della formazione del clero e a porre le basi per la riforma morale degli Ordini Religiosi maschili e femminili e si impegnarono in numerose iniziative caritatevoli e assistenziali attraverso la fondazione dei Monti di Pietà.

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Ultima pagina del manoscritto e traccia della mano di Sant’Andrea Avellino.

La formazione e la istruzione del clero era finalizzata alla lotta alle eresie e attraverso missioni sortirono lo stesso effetto in mezzo al popolo minuto, con l’invito alla confessione frequente, e la partecipazione alla Santissima Eucaristia.

Ai religiosi poi, ma in generale anche al clero, imposero l’obbligo della presenza giornaliera e continua negli uffici corali, ove prescritto dalla “Regola”, e l’orazione canonica.

Su queste basi si formò la spiritualità di Andrea Avellino che dotato di grazie straordinarie, del dono di fare miracoli mentre era ancora in vita, del dono della profezia, e di numerosi altri carismi, ricercato taumaturgo, divenne consigliere di spirito e confessore del popolo e della nobiltà.

Come testimoniato durante il processo di beatificazione, risuscitò un giovanetto defunto, restituendolo alla madre che lo supplicava, mentre si recava a celebrare Messa.

La sua spiritualità era caratterizzata da una profonda devozione alla Santissima Vergine che considerava a ragione cooperatrice con il Figlio della nostra Redenzione, come notiamo  scorrendo il testo del CHIROSALTERIO.

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Il testo manoscritto che vado a presentare, sussidio personale utile per la preghiera mnemonica elevativa, era usato da Sant’Andrea Avellino che lo elaborò e trascrisse probabilmente, sulla scorta di un altro suo testo: Meditazioni sopra la vita di Christo e della sua gloriosa Madre: incominciando dalla incarnazione insi’ al tempo ch’esso Signore andò a ricever il Battesimo da Giovanni battista. Quali meditazioni sono divise per tutta la settimana, tre punti per ciascun dì, salvo le domeniche che ne hanno quattro.

Durante il soggiorno piacentino, l’Avellino ebbe per collaboratore un suo allievo, Lorenzo Scupoli, autore de Il combattimento spirituale, un testo di spiritualità che è certamente frutto della sua frequentazione gesuitica per la strutturazione tipica, che pare derivi dagli esercizi spirituali ignaziani, ed è legato alla spiritualità che certamente il Santo dovette praticare  durante il suo soggiorno milanese, al tempo della sua collaborazione con San Carlo Borromeo (1538-1584), durante gli anni della riforma protestante e della successiva  controriforma.

Nella seconda metà del ‘500 la Chiesa italiana era affollata di numerosi preti e religiosi e da un numero indefinito di monache: soggetti più amanti della vita secolare che spirituale, scarsamente formati, culturalmente impreparati, poco inclini alla disciplina, ma con molti privilegi, esenzioni tributarie e moltissima immunità; la loro vita era caratterizzata da un generale rilassamento dei costumi, caratteristica comune anche alla Chiesa  europea.

La Controriforma tentò di arginare il fenomeno puntando sulla generale rivisitazione dei contenuti morali del suo clero e alla rinascita degli ordini religiosi maschili e femminili, anche severamente e con interventi mirati per combattere e arginare l’espandersi delle nuove eresie, quella luterana e quella valdese.

I Chierici Regolari Teatini, il primo nuovo Ordine Religioso riconosciuto subito dopo il Concilio di Trento (1547-1563), fra gli impegni assunti pose quello della formazione del clero, dei religiosi e delle monache, sia teologica che morale; l’osservanza delle “regole” nelle numerose comunità religiose; la moralizzazione dei costumi sia del clero, dei religiosi e delle monache, ma anche del popolo per la corruzione dilagante che dava adito alle nuove eresie; l’imposizione della clausura severa nei conventi e nei monasteri e, attraverso “le missioni” , la istruzione popolare e non solo, adoperandosi al raggiungimento della perfezione individuale o, quanto meno, ad un generale ritorno alla fede.

Dal carisma della Congregazione Teatina, deriva la spiritualità dell’Avellino: totale abnegazione di se stesso; disprezzo personale e della vanità del mondo; pratica delle virtù evangeliche; frequentazione dei sacramenti; culto divino e apostolato integrale.

Nella imitazione di Cristo, nella carità verso tutti, nella preghiera continua anche mentale, segreta, l’Avellino raggiunge la pace interiore, l’intima unione con Dio.

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Secondo il Padre Germano Cesarano, nella sua deposizione del 17 aprile 1614, Neapolitana seu Romana Canonizzat. Ven. S. Dei Andrea Avellin….anno 1614, ms. a.g.t., parlando questi della devozione  del Santo verso Cristo e verso la Santissima Vergine e riferendosi ai suoi scritti, dice: “….et questo lo so ex eius voce, et quodam libello de totibus meditationibus semptis, ab ipso edito (sic) et huhi ab eodem P.D. Avellino tradito et per multos annos illum habui in mea cellula, et post eius mortem dedi illum meo superiori dicti monasterii s.tu Pauli, qui fuit D. Andreas Castaldus….” (6).

Questa forse è la traccia che ci conduce alla originalità della elaborazione del testo del CHIROSALTERIO.

A Piacenza Sant’Andrea Avellino ritrovò un suo allievo napoletano che divenne suo collaboratore, Lorenzo Scupoli (1530-1610) autore in quegli anni de Il combattimento spirituale, testo che è certamente frutto della sua frequentazione gesuitica per la strutturazione tipica, che deriva dagli esercizi spirituali ignaziani, ed è legato alla spiritualità che certamente con l’Avellino dovette praticare durante il suo soggiorno milanese, al tempo della collaborazione di entrambi con l’Arcivescovo Carlo Borromeo (1538- 1584), durante gli anni della Riforma protestante e della successiva Controriforma.

il_combattimento_spiritualeLorenzo Scupoli (1530-1610), fu accolto fra i Chierici Regolari Teatini nella Casa napoletana presso San Paolo  Maggiore nel 1569, e incominciò il suo noviziato sotto la guida di Sant’Andrea Avellino e Girolamo Ferro (1528-1592), riformatore della Congregazione.

Lo Scupoli, dopo l’ordinazione diaconale, nel 1574, venne trasferito nella Casa dell’Ordine a Piacenza, dove nel 1577 fu ordinato Sacerdote.

Dopo il soggiorno piacentino, fu a Milano, Genova, Venezia, Padova, Roma per ritornare definitivamente a Napoli.

A Piacenza ritrovò Sant’Andrea Avellino, in quegli anni Visitatore delle Case dell’Ordine in Lombardia e con lui divenne valido collaboratore di San Carlo Borromeo nell’opera riformatrice e nell’esercizio della carità, prodigandosi nella cura degli appestati.

Padre Bartolomeo Màs C.R., scrive dello Scupoli: “…Dedicato completamente alla vita interiore, fu fortificata e accesa, con più veemenza dal forte vento della tribolazione, la fiamma della carità. Già maestro esperto per la lotta e ora allenato in questa palestra, con la fiduciosa rassegnazione alla volontà divina, insegnò con l’esempio quello che diceva e che scriveva….” (7).

Nel 1589 diede alle stampe il Combattimento spirituale, attribuito per molti anni ad altri autori perchè pubblicato anonimo, che ebbe grande successo e fu tradotto in molte lingue, anche orientali: Lo Scupoli fu accusato del delitto di violazione della Regola dal Capitolo Generale dell’Ordine e processato fu, nel 1585, per un anno incarcerato e poi sospeso “a divinis” e ridotto allo stato di fratello laico.

Rimase in quello stato fino a poco prima di morire, a Napoli, nel 1610, quando fu riconosciuta la sua innocenza e riabilitato totalmente; venti giorni dopo la sua morte il Combattimento spirituale, apprezzato anche da San Francesco di Sales (1567-1622), (8) fu pubblicato a Bologna finalmente a suo nome.

Il testo, vicino alla spiritualità ignaziana, pone come metafora la battaglia del “soldato della controriforma” che ritrovando antichi contenuti spirituali, li trasforma a vantaggio dei nuovi canoni, nell’esercizio di una vita di preghiera e penitenza che lo porta a scoprire il suo legame con la Chiesa Universale, la pienezza dell’essere nella appartenenza ad essa, la grazia dell’umiltà davanti a Dio.

Il capitolo XLVIII del Combattimento, intitolato Un nuovo modo di pregare per intercessione di Maria Vergine, sia nello schema che negli spunti meditativi, è in nuce il testo del CHIROSALTERIO (9)

Il CHIROSALTERIO di Sant’Andrea Avellino, che richiama lo schema di questo capitolo XLVIII del trattato di strategia spirituale esposto dallo Scupoli nel Combattimento, come il testo del suo allievo, conduce l’orante verso la perfezione interiore nella sua schematizzazione.

Entrambi i testi. attraverso un percorso meditativo, sortiscono lo stesso effetto: l’elevazione dell’anima a Dio, attraverso la lode a Maria Santissima.

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Sant’Andrea Avellino diede impulso a varie iniziative nella sua Napoli, quando Giovanni Valdes, Bernardino Ochino, Pietro Martire Vermigli e Pietro Carnesecchi, tentarono di introdurre nel Regno di Napoli la Riforma Protestante e si adoperò per la salvaguardia della ortodossia, l’unità della Chiesa e la difesa  del ruolo della sempre Vergine Madre di Dio Corredentrice, e dovette proporre certamente anche ai suoi confratelli e alla gente comune il suo personale schema di preghiera meditativa elevativa, contro la Riforma Protestante, come già aveva fatto a Milano, con San Carlo Borromeo.

Giovanni Battista Del Tufo (op. cit.) tracciando la biografia dei primi Padri della Congregazione, racconta un episodio occorso ad uno di essi: un religioso mentre era in orazione nel coro della basilica napoletana di San Paolo, fu importunato e tentato dal demonio, per distoglierlo negli esecizi di pietà.

Il Sacerdote, racconta Del Tufo, lo esorcizzò presentandogli contro il CHIROSALTERIO.

L’episodio, successivo alla morte del Santo, lascia supporre che il Padre Teatino esorcizzò il demonio utilizzando questo CHIROSALTERIO, ancora conservato presso la Casa napletana della Congregazione.

La potenza della lode alla Santissima Vergine Maria, anche solo attraverso uno scritto è ben conosciuta dagli esorcisti: nel 1823, racconta padre Gabriele Amorth, il padre Cassiti e il padre Pignataro, costrinsero il demonio, durante un esorcismo su un ragazzo dodicenne, a comporre e dettare per suo tramite un sonetto apologetico nei confronti della Santissima Vergine Maria, a conferma della sua Immacolata Concezione (10).

Maria Santissima, nella lotta contro il demonio, ha un ruolo fondamentale nella storia dell’umanità.

In Genesi 3,15, traspare chiaramente il progetto redentivo di Dio che non sceglie Maria solo per Madre, ma la associa a se nell’opera di salvezza: La Vergine Maria “…consacrò totalmente  se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la Grazia di Dio Onnipotente…” (L.G. 56).

Ella si dimostra totalmente disponibile al piano di Dio, accettando il suo intervento nella sua vita, contro ogni immaginabile attesa o progetto: la sua fede è basata unicamente sulla Parola di Dio, una fede in Dio che può tutto, anche l’assurdo, l’incredibile, l’impossibile, l’improbabile, come una maternità nella verginità prima, durante e dopo il parto.

E’ nella piena libertà espressa da parte Sua alla attuazione del progetto della Incarnazione del Verbo che, se una donna aveva contribuito  a dare la morte, una donna contribuisce a dare la vita (cfr.L.G.56).

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Napoli – Via Tribunali – Angolo Via Sedile di Capuana – Il busto d’argento con le reliquie di Sant’Andrea Avellino, portato in processione con le reliquie di San Gennaro e degli altri compatroni di Napoli alla “processione di maggio”.

La potenza di Maria contro satana è nella sua umiltà contro la superbia del demonio; è nella sua obbedienza a Dio, contro la ribellione di satana; è nella sua eccezionale unica purezza contro la sozzura del demonio: Maria non è stata mai minimamente sfiorata dalla più piccola ombra di peccato.

Sia il Combattimento dello Scupoli che questo CHIROSALTERIO, conducono l’orante a contemplare e meditare l’opera di Maria nella storia della salvezza, a tessere le sue lodi per la umile accettazione della volontà di Dio su di lei, e contemplano la sua unica eccezionale purezza.

La sua vita è di esempio contro gli attacchi del diavolo che cerca di ostacolare tutti i piani che Dio ha elaborati su ognuno.

La meditazione della Immacolata purezza della Santissima Vergine, anche solo attraverso uno scritto, è il più potente deterrente contro gli attacchi demoniaci.

Entrambi i testi aiutano a considerare il progetto di salvezza elaborato da Dio “ab aeterno” e costruiscono un percorso meditativo evidenziando l’opera comune del Figlio e della Madre Sua a favore della umanità ed in forza dei meriti di entrambi chiedono ed ottengono la vittoria sul male, attraverso il pentimento per i peccati commessi.

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Spiegazione del percorso digitativo nella orazione mnemononica proposta nel CHIROSALTERIO:

La preghiera personale mnemonica elevativa, proposta da Sant’Andrea Avellino, è divisa in quattro parti.

La prima è preceduta da un breve invito a seguire i consigli del proprio direttore di spirito, nell’esercizio della preghiera stessa.

Richiamando poi brani dei Salmi e dei Profeti, ricorda ed elogia l’opera del Creatore, che genera il Figlio Suo Unigenito, Seconda Persona della Santissima Trinità, che per la salvezza dell’umanità corrotta dal peccato di Adamo, si incarna nel Seno Verginale di Maria, per opera dello Spirito Santo, Vergine prima, durante e dopo il parto, della quale tesse gli elogi per la sua umiltà dichiarandosi Serva del Signore e nell’accettare senza riserva alcuna il progetto di Dio.

La seconda parte è un riconoscersi peccatore, e pregando per non cadere in tentazione, con l’aiuto della Santissima Vergine, l’orante promette una vita retta per il furturo, lottando contro il demonio che spinge l’uomo al peccato.

La terza lo invita a pentirsi per i peccati commessi e ad impegnarsi a non commettere più gli stessi errori, e a promettere di giungere alla perfezione.

La quarta parte poi, è un elogio per il percorso compiuto, che ha portato l’orante al pentimento e per il suo proposito di non più peccare

Il percorso digitativo
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Parte dalla punta della falange prossimale del pollice della mano sinistra dell’orante, aperta in posizione palmare, che egli tocca con la punta dell’indice della mano destra.

Toccando quindi in successione, le falangi prossimali dell’indice, del medio, dell’anulare raggiunge la prossimale del mignolo.

Ritornando quindi alla distale del pollice, raggiunge le falangi medie e distali di ogni dito, in successione.

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Spiegazione del percorso digitativo.

Ritorna quindi alla radice delle falangi dell’indice, del medio, dell’anulare, del mignolo alternandosi di volta in volta sulla stessa radice palmare per completare il percorso alla base del palmo della mano.

Ogni punto di contatto dell’indice destro sulle dita della mano sinistra aperta è spunto nella preghiera mnemonica meditativa elavativa.

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Il CHIROSALTERIO di SANT’ANDREA AVELLINO costituisce l’unico esemplare superstite di guide-sussidi per la preghiera mnemonica meditativa elevativa, attualmente conosciuto.Esiste uno strumento-sussidio analogo elaborato da un asceta, pubblicato nel 1510, come corollario al testo di Johannes Mauburnus (1460-1501), Il rosetum exsercitorum spiritualium et sacrarum meditationum.

Esso era un dispositivo mnemonico di preghiera meditativa, elaborato sulla scorta di precedenti analoghi più antichi, dal monaco olandese Johannes Mauburnus, per poter agevolmente pregare e meditare i salmi, usando le dita della mano sinistra come base, per impedire distrazioni e tentazioni di scoraggiamento nella pratica meditativa. (11).

Lo schema che è inserito nel citato rosetum ebbe diverse  edizioni a partire dal 1510.

Ad  ogni dito il chirosalterio di Mauburnus associava uno specifico significato mistico-teologico che con l’aiuto anche della musica e della danza, elevava a Dio in maniera unica nella storia della preghiera meditativa personale e corale, che poneva le sue radici nella devotio moderna del filosofo e teologo tedesco Gerard Groote (1340-1384), fondatore del movimento dei Fratelli della vita comune, che contribuì notevolmente alla successiva Riforma Protestante e che con la predicazione in lingua volgare si proponeva di accrescere il sentimento religioso nella gente comune, con l’invito a praticare le virtù morali e spirituali ad imitazione di Cristo.

Alla base della devotio moderna si caratterizza l’importanza della preghiera del cuore e della mente, rispetto a quella vocale e liturgica per la vigilanza su se stessi nella lotta contro le passioni e il peccato, facendo della propria vita una imitazione di quella di Cristo.

Tali dottrine trovano ampia diffusione attraverso l’opera più famosa di un monaco, Tommaso da Kempis (1380-1471) appartenente alla corrente mistica dell’Europa nord-occidentale, seguace del Groote e autore dell’Imitazione di Cristo, un testo famosissimo di sapienza cristiana redatto per la formazione dei monaci e non solo, il cui schema fu adottato anche da Ignazio de Loyola (1491-1556) negli Esercizi Spirituali.

Un’altra descrizione dell’uso di un chirosalterio risale al XIV secolo, ma parla di entrambe le mani utilizzate come promemoria per la meditazione personale elementare.

Esso era utilizzato anche per l’apprendimento e il computo dei tempi musicali.

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Il manoscritto originale, è stato riposto nella cappella reliquiario del duomo di Napoli, lipsanoteca -S -, Scarabattola – Q -, e allo stesso è stato attribuito il numero di inventario 620.

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NOTE  E  DISCUSSIONI

1 –  Cfr. F. Andreu, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, 1961-  Notizie biografiche su Sant’Andrea Avellino.
1521 – Lancillotto/Andrea Avellino, nacque a Castronuovo (Potenza), oggi Castronuovo Sant’Andrea.

Di famiglia agiata venne avviato agli studi per il sacerdozio.

1545 – Venne ordinato Sacerdote.

1547 – Si trasferì a Napoli per proseguire gli studi di diritto, laureandosi in utroque iure.

Andò ad abitare in una casa nel centro antico di Napoli, in via San Pietrro a Maiella, nei pressi della Casa della Congregazione dei Chierici Regolari Teatini di San Paolo Maggiore, che cominciò a frequentare assiduamente.

1548 – Praticò gli esercizi spirituali sotto la guida del Gesuita Lainez (1512-1605) e scelse come direttore di spirito il teatino Giovanni Marinonio (1490-1562), poi beatificato.

Esercitò per un breve periodo la attività di avvocato ecclesiastico presso la Curia Arcivescovile di Napoli, ma abbandonò l’incarico forense in seguito ad una menzogna sfuggitagli durante una arringa, episodio che gli cagionò profonda costernazione.

1551 – Gli venne affidata la rifoma dei costumi del monastero femminile di Sant’Arcangelo a Bajano, in Napoli, dal vicario generale della Arcidiocesi, Mons. Scipione Rebiba, su suggerimento del Marinonio, fra il 1553 e il 1554; fece ampliare la chiesa del monastero; impose la clausura; allontanò dal monastero i secolari sospettati di intrattene rapporti licenziosi con le monache; vietò a chiunque di intromettersi nella amministrazione dei beni del monastero; fu perseguitato da una personaggio che intratteneva rapporti licenziosi con una monaca e sfuggì per ben due volte ad un attentato alla vita nella chiesa di Sant’Agrippino.

1556 – Per lo zelo e la severità posta per riportare le monache di Sant’Arcangelo sulla retta via della moralità, subì successivamente altri  attentati alla vita e venne gravemente ferito al volto con una pugnalata.

1556 – Guarito miracolosamente, entrò come novizio nella Congregazione dei Chierici Regolari Teatini nella Casa napoletana di San Paolo Maggiore, e il 30 novembre dello stesso anno chiese ed ottiene di vestire l’abito della Congregazione, scegliendo ci chiamarsi Andrea.

Suo maestro nel noviziato fu il teatino veneziano Giovanni Marinonio, e compagno nella formazione Paolo Burali, futuro Arcivescovo di Napoli (1576-1578), poi Beatificato.

1558 – Professò i Voti Solenni nella Congregazione Teatina e si impose ai tre prescritti altri due voti: quello di contrastare sempre la sua volontà e quello di proseguire sempre verso la perfezione.

1559 – Incontrò a Roma Papa Paolo IV (1555-1559), fondatore con Gaetano Thiene della Congregazione dei Chierici Regolari Teatini.

1560 – Per molti anni fu maestro dei novizi della Casa napoletana di San Paolo Maggiore, e ebbe fra i suoi allievi anche il Venerabile Lorenzo Scupoli, autore del Combattimento spirituale.

1566-1569 – Istituì e avviò lo Studio Teologico dell’Ordine presso la Casa Napoletana di San Paolo.

1570 – Visitatore della casa della Congregazione a Milano, collaborò con Carlo Borromeo alla riforma della Chiesa Ambrosiana.

1571 –  Fu trasferito a Piacenza nella Casa fondata da qualche anno dal Vescovo Teatino Paolo Burali, che sarà successivamente Arcivescovo di Napoli.

Negli anni del soggiorno piacentino e nell’Italia del Nord, incominciò il suo sodalizio con lo Scupoli, suo Collaboratore.

1581 –  Fu Preposito delle due Case della Congregazione, di Milano e Piacenza.

1582 –  Ritornò a Napoli.

1584 – Fu Preposito delle due case napoletane della Congregazione, di San Paolo Maggiore e dei Santi Apostoli.

113_1085Cesare Ligori (1716-1770) – LA MORTE DI SANT’ANDREA AVELLINO .

1608 – Morì per un attacco apoplettico, ai piedi dell’Altare, nella basilica di San Paolo Maggiore, mentre si accingeva a celebrare la Santa Messa.

1614 – Iniziò il processo di beatificazione.

1620 –  Fu annoverato fra i Compatroni di Napoli prima ancora che fosse dichiarato Beato.

1624 –  Fu beatificato da Papa Urbano VIII (1623-1644)

1712 –   Fu canonizzato da Papa Clemente XI (1700-1721)

Il suo corpo si venera nella basilica napoletana di San Paolo Maggiore.

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Napoli – Basilica di San Paolo Maggiore – L’urna con il corpo  di Sant’Andrea Avellino

2 –  15×11 cm. è la misura comune con altri fascicoletti manoscritti autografi dell’Avellino, già riportati nell’elenco dei suoi scritti, e noti ai biografi del Santo.

3 –  Cfr. Tino d’Amico, DUOMO DI NAPOLI – LA CAPPELLA DELLE RELIQUIE, VESTIBOLO DEL PARADISO in: tinodamico.wordpress.com

4 –  Cfr. TRECCANI, Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 3 (1961). Elenco degli scritti dell’Avellino, redatto da Francesco Andreu:

Vol. I – Esposizione del Pater Noster; Esposizione sopra le prime due parole della Salutazione angelica; Esposizione della Salve Regina; Esposizione dell’epistola canonica di San Giacomo.

Vol. II – Trattato utilissimo sopra le parole dell’Apostolo nel III cap. ai Colossesi; Breve compendio della materia dell’epistola di San Paolo ai Romani; Esposizione del libro secondo del Maestro delle Sentenze; Esposizione sopra il Salmo CXVIII; Esposizione sopra il Salmo XLV; Esposizione del discorso del Signore sul monte.

Vol. III – Sermoni quaresimali; Sermoni annuali sopra l’evangeli delle domeniche.

Vol. IV – Esercizio  spirituale  utile  per  conoscere il peccato, con alcuni opportuni rimedi; Meditazioni sopra la vita di Cristo e della sua gloriosissima Madre; Discorsi utilissimi per eccitare le persone spirituali e quelle che desiderano stare consolate nella religione; Breve esercizio per tutta la settimana da farsi da tutte quelle persone che desiderano vivere in grazia d’Iddio; Avvertimenti necessari per quelle persone che desiderano conformarsi alla vita di Cristo; Esposizione sopra i sette doni dello Spirito Santo, sopra il peccato originale, veniale e mortale; orazione da farsi ogni giorno da ciascun cristiano.

Vol. V – Trattato utilissimo per conoscere ed acquistare l’umiltà; Discorsi utilissimi sopra le parole del Signore: Diliges Dominum Deum Tuum ecc. ; Trattato del SS. Sacramento dell’Altare; Esercizi spirituali da farsi avanti e dopo la Santissima Comunione; breve trattato nel quale si ringrazia della divina clemenza…e della fruttuosa penitenza; Trattato utilissimo della speranza e del timore.

5 –  Cfr. Giulio Sodano, modelli di santità teatina: Andrea Avellino e i padri di San Paolo Maggiore a Napoli tra il XVI e il XVII secolo, in: Sant’Andrea Avellino e i Teatini nella Napoli del Viceregno spagnolo, D’Auria editrice, Napoli 2011.

6 –  Cfr. N. Arbia.

7 –  Cfr. N. Arbia.

8 –  Nel reliquiario del duomo di Napoli esiste una lettera autografa di San Francesco di Sales che elogia il lavoro dello Scupoli.

9 –  E’ utile riportare integralmente il testo del capitolo XLVIII del Combattimento per riscontare le analogie con il testo meditativo-elevativo proposto dallo Scupoli, con quello elaborato da Andrea Avellino:

“…Un nuovo modo di pregare per intercessione di Maria Vergine.

Oltre a quelli suddetti, vi è un altro modo di meditare e di pregare per intercessione di Maria Vergine rivolgendo la mente prima all’eterno Dio, poi al dolce Gesù e infine alla stessa gloriosissima madre. Rivolta a Dio, considera due cose: l’una sono i diletti che egli “ab aeterno”, considerato in  Maria, prendeva di se stesso prima che ella fosse tratta dal nulla: L’altra sono le virtù e le azioni di lei dopo essere venuta al mondo. I diletti così li mediterai: Sollevati in alto con pensiero sopra ogni tempo e sopra ogni creatura; entra poi nella stessa eternità e nella mente di Dio, considera le delizie che di se stesso prendeva in Maria Vergine. Dopo di aver trovato il medesimo Dio in questi diletti, in forza di essi chiedi con sicurezza grazie e forza per la distruzione dei suoi nemici e particolarmente di quello che ora ti combatte. Passando poi alla considerazione delle tante e così singolari virtù e azioni della madre santissima e presentandole a Dio ora tutte insieme, ora alcune di esse, in virtù di quelle chiedi alla sua infinita bontà secondo ogni bisogno. Rivolgendo poi la mente al Figliuolo, gli ricorderai il seno verginale che per nove mesi lo portò; la riverenza con  la quale dopo la nascita la Vergine lo adorò e lo riconobbe per vero uomo e vero Dio, Figliuolo e Creatore suo; gli occhi pietosi che lo videro tanto povero e le braccia che lo accolsero; i cari baci con cui ella lo baciò; il latte con cui lo nutrì, le fatiche e le angosce per lui sostenute in vita e in morte. In virtù di tutte queste cose farai dolce violenza al divin Figliuolo, perché ti esaudisca. Infine rivolta alla Santissima Vergine, ricordale che dall’eterna provvidenza e bontà è stata eletta madre di grazia e di pietà e avvocata nostra. Perciò dopo il benedetto Figliuolo non abbiamo più sicuro e potente rifugio che in lei. Inoltre ricordale quella verità che di lei si scrive e alla quale si è pervenuti per tanti e tanti interventi miracolosi: cioè che mai nessuno l’abbia invocata con fede ed ella non gli abbia pietosamente risposto. Finalmente gli presenterai i travagli che il suo unico Figliuolo tollerò per la nostra salvezza, pregandola di impetrarti grazia da lui perché a sua gloria e soddisfazione essi abbiano in te quell’effetto per il quale egli ti sostiene…”.

10 –  Vera Madre son io di un Dio che è Figlio / e son figlia di Lui benché sua Madre. / Ab aeterno nacque Egli ed è mio Figlio, / nel tempo io nacqui eppur gli son Madre.

Egli è il mio Creator ed è mio Figlio, / son io sua creatura e gli son Madre. / Fu prodigio divin l’esser mio Figlio / un Dio eterno, e me aver per Madre.

L’esser quasi è comun, tra Madre e Figlio, / perché l’esser dal Figlio ebbe la Madre / e l’esser dalla Madre ebbe anche il Figlio.

Or se l’esser dal Figlio ebbe la Madre / o s’ha da dir che fu macchiato il  Figlio / o senza macchia s’ha da dir la Madre.

11 –  Cfr. Cathopedia.

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