La palpitante unione con Gesù Crocefisso di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe di N. S. G. C..

Terziaria francescana alcantarina, riviveva nel corpo e nello spirito, la “passione” di Gesù.

Patrona delle partorienti e delle coppie desiderose di avere figli, la sua casa napoletana, al vico Tre Re a Toledo, è meta di una folla di pellegrini che in fila ordinata si reca a venerare il suo corpo e a sedersi sulla sedia  da essa adoperata in vita.

di Tino d’Amico


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Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo in una stampa della seconda metà dell’800.

Nel 1980, pubblicai su “Campania Serafica” rivista mensile dei Cappuccini della Provincia Napoletana (anno XII, agosto-settembre 1980), questo mio articolo che ripropongo a trent’anni di distanza per un duplice motivo.

Il primo, il rinvenimento, durante la mia attività di riordino-restauro  dei reliquiari e catalogazione, classificazione ed inventario delle numerose reliquie di Ia, IIa, IIIa classe dei Santi e Beati conservate nella cappella reliquiario del Duomo di Napoli, di numerose e singolari preziose reliquie della Santa.

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Napoli – Duomo – La navata centrale.

L’altro motivo è il prossimo terzo centenario della nascita di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo, Compatrona di Napoli, e patrona della maternità, delle coppie desiderose di avere figli, dei malati nel corpo e nello spirito, che cadrà il 25 marzo 2015, con l’auspicio che la ricorrenza non trascorra inosservata, ma costituisca un momento forte e apra alla speranza per l’accoglienza della vita nascente, nella certezza dell’aiuto divino.

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Anna Maria Gallo nacque a Napoli, in una casa di Largo Montecalvario il 25 marzo 1715, da Francesco che conduceva un commercio di nastri, galloni e guarnizioni, tessuti in seta e oro in un piccolo laboratorio domestico, e da Barbara Basinisi.

La sua fanciullezza trascorse fra il lavoro nel laboratorio paterno e la preghiera nella chiesa del quartiere e in quella del convento dei francescani alcantarini di Santa Lucia al Monte, dove risiedeva Padre Giovanni Giuseppe della Croce, confessore della fanciulla, che poi verrà canonizzato.

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San Giovanni Giuseppe della Croce in una antica stampa antecedente alla sua canonizzazione.

Le penitenze, le privazioni e le vessazioni a cui era fatta segno, specie dal padre, avaro e irascibile, la fecero ammalare di tisi: la giovinetta ricevette gli ultimi Sacramenti, ma poi, lentamente si riprese e vinse momentaneamente il male.

Ad un periodo di relativa calma seguì una nuova tempesta.

Anna Maria rifiutò di sposare un ricco mercante e chiese di poter vestire, restando in famiglia, l’abito delle terziarie francescane alcantarine, ma trovò nel padre una ferma opposizione, preludio delle vessazioni e delle lotte che il demonio scatenerà contro di lei per tutto il corso della sua vita servendosi dei suoi stessi familiari e delle persone a lei più care.

Rinchiusa in casa a pane ed acqua, sopportò con rassegnazione i tormenti della fame e della segregazione; un giorno, però, inaspettatamente, Francesco Gallo si convinse  della inutilità dei suoi castighi contro la ferma volontà della figlia a monacarsi e le concesse piena libertà.

L’8 settembre 1731, ricevette, dalle mani di Padre Felice della Concezione, suo confessore dopo la morte di Giovanni Giuseppe della Croce, l’abito delle terziare alcantarine, scegliendo di chiamarsi Suor Maria Francesca delle Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo.

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Suor Maria Francesca, dopo la Consacrazione religiosa, rimase ancora per poco a lavorare nel laboratorio paterno, se ne allontanò per circa tre anni, quando, per le cagionevoli condizioni di salute, andò ad imparare un lavoro meno faticoso, nel laboratorio di cuffie e ornamenti femminili di Brigida de Vincentiis, che le confidò di esser sposata da diversi anni e di non avere figli.

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Napoli – Duomo – Cappelle reliquiario – Interno.

Suor Maria Francesca profetizzò una sua prossima maternità, che puntualmente si avverò.

Gliene annunzierà un’altra e poi un’altra ancora.

Il ritorno al laboratorio paterno vide l’acuirsi della tisi che la ridusse in fin di vita ma, mentre i medici disperavano ormai di salvarla, improvvisamente lasciò il letto guarita e riprese il suo lavoro.

Intorno al 1736, nella vita di Suor Maria Francesca entrò Suor Maria Felice della Passione, che le sarà accanto fino alla morte, fortunata testimone di fatti miracolosi che la videro sovente protagonista, come la sua Consacrazione religiosa, profetizzata dalla “monaca di casa”, in confessione, al Padre Felice della Concezione, e il suo diventare invisibile agli occhi di tutti, ogni volta che Francesco Gallo, inviperito dalla sua presenza in casa, fu sul punto di dare in escandescenza e scacciarla.

Con la Consacrazione religiosa cominciarono le estasi, i rapimenti, le profezie, ma anche le persecuzioni.

DSC02988Napoli – Duomo – Cappella reliquiario – Lipsanoteca contenente numerose reliquie di Ia e IIa classe  di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo.

Incompresa, perseguitata, trattata come visionaria, andò raminga, sottoposta ad esami vessatori da parte di ottusi esecutori di ordini strappati con l’inganno all’Autorità Ecclesiastica, denunciata e tradotta davanti al Tribunale Civile, come seduttrice, in mezzo al ludibrio della plebaglia.

Passarono ancora molti anni, fino al Natale del 1741, prima che Suor Maria Francesca potesse emettere i Voti Solenni.

Dopo la Professione Solenne, per vivere tranquilla ed essere più libera nelle sue opere di carità , decise di andare ad abitare, dietro consiglio della madre, in uno stanzino indipendente, sul pianerottolo di casa, dove rimase per alcuni anni, cibandosi quasi di niente, talvolta, non potendo prendere posto alla tavola di casa, condizione, questa, posta dal padre, al quale doveva pagare anche un pigione.

Con la morte della moglie le stranezze di Francesco Gallo non diminuirono: un giorno comunicò alle figlie che era intenzionato a riprendere moglie.

I familiari riuscirono a dissuaderlo dal compiere questo passo, ma egli, credendo che la responsabile del fallimento del suo matrimonio era la “monaca di casa”, incominciò a minacciarla e a perseguitarla al punto che essa si vide costretta a fuggire di casa e a nascondersi presso i coniugi d’Amelio.

Suor Maria Felice, intanto, per le sue precarie condizioni economiche, fu assunta come donna di servizio dai coniugi Pegna, compari di Cresima di Suor Maria Francesca; un giorno, però, essa annunciò loro di essere intenzionata a lasciare il servizio.

Rosa Pegna, per non perdere la “sguattera”, si rivolse a Suor Maria Francesca, pregandola di intervenire presso l’amica perché desistesse dal suo proposito ma, alle sue rimostranze, inveì contro di lei accusandola pubblicamente di voler sedurgli il marito, per avere difeso quest’ultimo, in  più di una lite familiare.

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Il Cardinale Arcivescovo di Napoli Giuseppe Spinelli (1734-1753).

La storia arrivò all’orecchio dell’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Giuseppe Spinelli, che ordinò alla terziaria alcantarina di troncare ogni rapporto con il suo confessore e rìmettersi alle decisioni di Don Ignazio Mostillo, Parroco di Santa Maria d’Ognibene ai Sette Dolori.

Per sette lunghi anni Don Mostillo condusse con la sua fantasia inquisitoria l’inchiesta ordinatagli, sottoponendo la “monaca di casa” ad ogni sorta di vessazione, ma poi, convinto della onestà e della sua santità, smise di tormentarla e si recò dall’Arcivescovo Spinelli per sciogliere ogni riserva e denunciare l’innocenza della povera donna.

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Napoli – Chiesa di Santa Maria di ogni bene dai sette dolori.

Costretta ad abbandonare anche casa d’Amelio, in quegli anni, Suor Maria Francesca e Suor Maria Felice, andarono ad abitare in un appartamento preso in fitto nella zona di Montecalvario, ma poi, anche di li furono costrette a fuggire per le persecuzioni di Francesco Gallo.

Suor Maria Francesca riparò, per qualche tempo, nel monastero di Santa Maria del Buon Cammino, da dove ne uscì per la malferma salute e fu affidata alle cure dei coniugi De Mase che intervennero presso le autorità civili e religiose perché finalmente la smettessero di perseguitare ingiustamente la povera “monaca di casa”.

Quando le autorità cominciarono a vederci chiaro nella faccenda, chi aveva ingiustamente calunniato cominciò ad avere paura e allentò le sue persecuzioni, ritrattando addirittura ogni accusa.

Francesco Gallo colpito da pazzia furiosa smise di perseguitarla e morì assistito amorevolmente dalla figlia che per alleviargli ulteriormente le sofferenze chiese al Signore di poter soffrire tutte le pene a lui riservate per i peccati commessi.

Una terribile colica la tenne stesa a terra, immobile, per molti giorni: nessun rimedio le giovava e nessuno poteva toccarla, tanto grandi erano gli spasimi.

Non era più un segreto: Suor Maria Francesca soffriva per gli altri le pene del Purgatorio; lo farà ogni volta che qualcuno glielo chiederà o, spontaneamente, deciderà di soffrire per alleviare i patimenti fisici degli altri.

Dopo la morte di Francesco Gallo, le due “monache di casa” andarono ad abitare insieme presso il Sacerdote Giovanni Pessiri, il quale mise a disposizione delle due una parte della casa che abitava a Vico Tre Re a Toledo e che era di sua proprietà, dove poterono vivere tranquille da assilli economici e assistite dal pio Sacerdote che godeva di una ottima posizione finanziaria.

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Napoli – Vico Tre Re a Toledo – La casa del Sacerdote Giovanni Pessiri, trasformata in Santuario di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo.

Nella casa di Don Pessiri le due donne trovarono finalmente pace e, intorno alla “monaca santa” si raccolse una famiglia spirituale. che sarà testimone dei suoi “purgatori”, delle sue “passioni”, dei suoi miracoli e delle sue opere di carità.

Lì Suor Maria Francesca incontrò nel 1777, portatovi dall’Abate di Montevergine Anselmo Toppi, intimo amico del Pessiri, il Sacerdote Barnabita Francesco Saverio Maria Bianchi, che alla sua scuola ricaverà lo zelo straordinario nell’esercizio del Ministero Sacro.

Suor Maria Francesca morì nella casa di Don Pessiri il 6 ottobre 1791 e fu sepolta nella chiesa di Santa Lucia al monte, da dove poi sono state recentemente traslate le sue spoglie mortali, venerate oggi nella casa di Vico Tre Re a Toledo.

La casa di Don Pessiri non venne mai abbandonata dalla famiglia spirituale di Suor Maria Francesca : tre anni dopo la sua morte, nel 1794, Don Pessiri ricevette ufficialmente l’incarico di postulatore per il processo canonico sulle virtù eroiche e i miracoli della terziaria alcantarina e, alla sua morte, avvenuta nel 1802, venne sostituito nell’incarico e nella assistenza alla vecchia Suor Maria Felice, da San Francesco Saverio Maria Bianchi, “apostolo di Napoli”.

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San Francesco Saverio Maria Bianchi, Barnabita, il cui corpo si venera nella chiesa di Santa Maria di Caravaggio in Napoli , Piazza Dante.

Dal 1884, la casa è affidata in custodia ad una Congregazione Religiosa Femminile che prende il nome di Suore di Santa Maria Francesca.,

In questa casa ancora oggi si fermano a pregare tanti fedeli bisognosi di grazie per il corpo e per lo spirito e, seduti sulla sedia usata dalla povera “stimmatizzata” di Montecalvario, ritornano spesso guariti alle loro case.

Suor Maria Francesca è stata canonizzata il 29 giugno 1867.

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La vita di Suor Maria Francesca fu tutta una continua agonia che si accentuava negli ultimi cinque venerdì di Quaresima, quando riviveva sul suo corpo, uno alla volta per ogni venerdì, i patimenti della Passione di Gesù.

Gli spasimi delle membra di Cristo si riverberavano sulle sue carni: assistita da Don Pessiri, da Suor Maria Felice e da pochi intimi, con il, pallore della morte sul volto, con le mani come legate insieme, curva sotto un grandinare di colpi, stillava sangue dal capo, o, distesa , con le braccia aperte, i piedi l’uno sull’altro come inchiodati, tremava in tutte le membra e mentre le dita delle mani si contraevano, trasudava sangue e sudore mortale.

La ferita del costato, poi, era costantemente aperta e da essa fuoriusciva sangue ed acqua.

Le “stimmate” di Suor Maria Francesca erano reali.

Infatti, alcuni testimoni dichiararono, al processo canonico, di avere infilato in esse il dito che passò da parte a parte.

Le “Passioni” di Suor Maria Francesca finivano improvvisamente con il suono della campana che annunziava la Resurrezione di Cristo: essa, allora, si ricomponeva e prendeva ad addobbare la cappellina di casa Pessiri, annessa alla sua camera, dove di lì a poco, si doveva celebrare la Santa Messa.

Un altro aspetto peculiare della vita spirituale di Suor Maria Francesca fu quello di soffrire le pene del Purgatorio per i defunti.

Più volte, per giorni, settimane, mesi a volte, restava inchiodata al letto, trafitta da dolori atroci che niente e nessuno riusciva a lenire.

Puntualmente, però, al termine delle sue sofferenze, l’anima del defunto per la quale Suor Maria Francesca aveva chiesto di soffrire, appariva in sogno a qualcuno per avvertire di avere pagato ogni debito con la giustizia divina.

Suor Maria Francesca incontrava più volte e in diversi luoghi uno strano personaggio vestito alla foggia degli orientali che accompagnato da un giovanetto, diceva di chiamarsi “Don Salvatore”.

L’incontro avvenne per la prima volta lungo la strada che portava al convento di Santa Lucia al Monte.

La “monaca di casa” raccontò dell’incontro al suo confessore che, temendo una manifestazione diabolica, mise alla prova lo strano personaggio servendosi proprio di Suor Maria Francesca, alla quale ordinò di portare allo strano individuo, qualora lo avesse incontrato di nuovo, una ambasciata.

Quell’uomo, suo grande ed intimo amico, doveva ricordarsi di fargli un favore che già da tempo gli aveva chiesto.

La mattina successiva fu “Don Salvatore” stesso che disse alla “monaca di casa” di riferire al Padre Felice della Concezione che non dubitasse perché lui “il favore”, glielo aveva già fatto da molto tempo: Padre Felice aveva chiesto il perfetto dolore dei suoi peccati.

Convinto che quell’uomo era Gesù, Padre Felice preferì tacere  alla ingenua “monaca di casa ” la identità del personaggio.

In quel periodo, Suor Maria Francesca, fu invitata a prendere parte ad un pellegrinaggio al Santuario di Montevergine e “Don Salvatore” la avvertì di andarci, perché anche lui ci sarebbe andato.

L’incontro fra la povera “monaca di casa” e Cristo, avvenne lungo la strada per Montevergine, nei pressi di Casoria, dove oggi sorge la chiesa parrocchiale a lei dedicata.

Fra i sacerdoti che frequentavano la casa di Don Pessiri c’era anche il Barnabita Francesco Saverio Maria Bianchi, il futuro “apostolo di Napoli”: fra il Sacerdote e Suor Maria Francesca si stabilì subito un rapporto di intima e segreta coesione spirituale che durerà ininterrottamente per quattordici anni.

Nella cappella delle reliquie nel Duomo di Napoli ho rinvenuto il corporale utilizzato da San Francesco Saverio Maria Bianchi per le Sante Messe durante le quali avveniva frequentemente il miracolo Eucaristico narrato di seguito.

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Napoli – Piazzetta Portanuova – Facciata della Chiesa di Santa Maria in Cosmedin

Celebrando la Santa Messa nella chiesa del collegio barnabitico di Santa Maria in Cosmedin a Portanuova, più di una volta, Padre Bianchi si accorse che era diminuito sensibilmente il Vino che aveva posto nel calice ed era scomparsa la particella di Ostia Consacrata che aveva lasciato cadere nel calice, secondo il rituale romano.

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La Comunione miracolosa di Santa Maria Francesca, dalle mani di San Francesco Bianchi.

Dapprima pensò ad una distrazione ma poi si convinse della realtà del fatto e ne ebbe spiegazione da Suor Maria Francesca stessa che, immobilizzata per una malattia, disse di essersi comunicata “alla sua Messa” alla quale aveva partecipato dal suo letto di dolori.

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Napoli – Santuario di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo – La sedia usata in vita dalla Santa. Su di essa si siedono donne desiderose di una maternità e ammalati e…le loro preghiere sono esaudite.

Da allora, e più volte il Padre Francesco Bianchi pose sulla patena, accanto all’Ostia grande occorrente per la celebrazione della Santa messa, un’Ostia più piccola, che misteriosamente scompariva al momento della Comunione, insieme ad una piccola parte di Vino consacrato.

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Se tanti e tanti sono i fatti prodigiosi che avvenivano intorno a Suor Maria Francesca, non pochi sono quelli che avvengono ancora oggi per intercessione di colei che seppe vivere a tal punto la “follia della Croce” da essere essa stessa crocefissa, come il suo Mistico sposo.

Ancora oggi molte donne prima del parto e numerosi malati vanno a sedersi sulla sedia da lei usata negli ultimi anni di vita.

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Napoli – Vico Tre Re a Toledo – Santuario di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo – Fedeli in attesa di accedere al Santuario per venerare il corpo della Santa e sedere sulla sua da Lei usata in vita.

Per molte gestanti è un valido aiuto per bene partorire; per molte donne la certezza di una maternità attesa per anni; per tanti malati la speranza, ultima forse, ma la più sicura, in una prossima guarigione.

Peccato, però, che molte donne preferiscono abortire, piuttosto che sperare nell’aiuto divino.

 

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