Ritrovato, nei depositi del duomo di Napoli, il fonticolo delle reliquie di Sant’Agrippino, sesto Vescovo di Napoli (223-233). Il mistero delle iscrizioni dedicatorie.

di Tino d’Amico

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L’autore con la consorte durante una lezione nell’area archeologica del duomo.

A mio nipote  Luca

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L’urna, recuperata dal postergale dell’Altare Maggiore del duomo, fu depositata, insieme ad altri marmi rotti in attesa di destino e raccolti durante i lavori di restauro e ricerca archeologia nell’area della cittadella vescovile napoletana negli anni 1969 -1972, nella seconda cappella a sinistra dell’abside, intitolata a San Lorenzo Vescovo di Napoli (702-712), detta di San Paolo degli Humbertis o degli “Illustrissimi Preti di Propaganda”, dove Monsignor Franco Strazzullo, archeologo, filologo e storico dell’arte ne attestava ancora la presenza nei primi anni ’90 del passato secolo, è stata da me ritrovata e ritrovata nel mese di settembre del 2011.

Il 26 aprile del 2012, ricorrendo il 20° anniversario della Ordinazione Episcopale del Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, fu inaugurato il nuovo Altare maggiore del Duomo, al centro dell’abside e, durante il rito consacratorio e di unzione crismale della nuova Mensa, il Presule depose al suo interno alcune reliquie del corpo del Megalomartire San Gennaro, Vescovo di Benevento, Patrono di Napoli, della Diocesi e della Regione Campania, quelle dei Santi Eutiche ed Acuzio, compagni nel martirio a Pozzuoli con San Gennaro e quelle di Sant’Agrippino Vescovo e Compatrono di Napoli.

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Napoli – Duomo – Cappella Carafa, cripta di San Gennaro  – La olla di terracotta contenente le reliquie del corpo di San Gennaro e le due cassette plumbee con le reliquie dei santi Eutiche ed Acuzio. Le capselle plumbee, reliquiario dei compagni nel martirio del Santo Patrono di Napoli, sono state riposte nel nuovo Altare Mensa del duomo, insieme a quelle di Sant’Agrippino. La grande olla con i resti mortali di San Gennaro, sono offerti alla venerazione dei fedeli,  nella cripta del duomo angioino.

Questo breve contributo può sembrare in qualche modo legato all’evento narrato, ma esso intende dare comunicazione del ritrovamento e del  recupero  di un reperto archeologico risalente al IX secolo, la piccola urna marmorea che contenne le reliquie di Sant’Agrippino e rettificare  una errata informazione fornita dall’archeologo e storico Monsignor Gennaro Aspreno Galante (1843 – 1923), pubblicata nella sua guida sugli edifici sacri di Napoli (1) e auspicare la ricerca della preziosa urna bisoma rinvenuta insieme al presente fonticolo  e andata smarrita.

Essa dall’VIII secolo contenne le cassette plumbee con le reliquie dei Santi Eutiche ed Acuzio.

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Durante la mia attività di ricerca e studio dei reperti di archeologia cristiana rinvenuti nel tempo e delle opere d’arte giacenti nel grande contenitore che è l’area della cittadella vescovile napoletana, rinvenni occasionalmente, nel mese di settembre del 2011, in terra, insieme a vari frammenti di marmi, riposti nella cappella detta degli “Illustrissimi”, ricoperta da uno spesso strato di polvere e calcinacci, la piccola urna marmorea che raccolse al suo interno, dal secolo IX, il vaso vitreo che contiene ancora le reliquie del corpo di Sant’Agrippino.

L’urna fu recuperata, insieme ad un’urna bisoma, dell’VIII secolo, di cm. 60 nel lato maggiore, della quale se ne è persa traccia fin dal tempo del ritrovamento, e che racchiuse al suo interno le capselle plumbee contenenti ancora le reliquie dei Santi Eutiche ed Acuzio, dal postergale dell’Altare maggiore settecentesco, dove erano state murate e protette con una cancellata.

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La fotografia riproduce i reperti, l’urna bisoma, il fonticolo e il disco di marmo, al momento del ritrovamento nel postergale dell’Altare maggiore del duomo. Il fonticolo delle reliquie di Sant’Agrippino, oggetto di questo saggio e sul lato sinistro della fotografia.

Identificai il reperto sulla scorta delle indicazioni fornitemi personalmente da Prof. Strazzullo negli anni ’70 del passato secolo e riferite in una delle sue pubblicazioni sulle epigrafi presenti nel Duomo napoletano (2).

La fotografia dei reperti, al momento del loro ritrovamento, risulta pubblicata nel volume dell’architetto e docente universitario Roberto Di Stefano, che curò i lavori di restauro e ricerca archeologica nell’area della cittadella vescovile.

Gennaro Aspreno Galante (4) racconta che il Cardinale Giuseppe Spinelli Arcivescovo di Napoli (1734 – 1754), dopo il disastroso terremoto del 1731 e le successive repliche che provocarono gravi danni all’abside, alla parete di sud-est del transetto ed il generale collassamento dell’edificio, iniziò radicali lavori di restauro che comportarono anche la modifica decorativa interna alla maniera settecentesca, con la realizzazione della scenografica nuova abside.

 Il Cardinale Spinelli, nel deporre le reliquie dei Santi Eutiche ed Acuzio e di Sant’Agrippino, all’interno del sarcofago di porfido affiancato da due Angeli,  scolpito da Pietro Bracci (1700-1773), posto sotto la Mensa del nuovo Altare maggiore disegnato da Paolo Posi (1708-1776)  e da lui stesso consacrato il 30 novembre 1744, trasferendole dal reconditorio dell’Altare realizzato nell’abside dal  Cardinale Alfonso Gesualdo Arcivescovo di Napoli (1596-1603), che le aveva trasferite dal repositorio, quando eliminò l’antico Altare maggiore del Duomo, dal centro del transetto,  e che fu consacrato dall’Arcivescovo di Napoli Nicola De Diano (1411-1435) l’ 8 maggio 1412 (5) dedicandolo all’Arcangelo Michele e a San Gennaro, pochi anni dopo la clamorosa liquefazione pubblica del Suo Sangue, annotata nel Chronicon Siculum incerti authoris, ab anno 340 ad anno 1396,  fece porre in un reconditorio ricavato nel postergale del nuovo Altare, murate e protette da una cancellata, le due urne che fino ad allora (1741) avevano contenute, una dalla metà del IX secolo, il contenitore vitreo delle reliquie del corpo di sant’Agrippino, l’altra dell’VIII secolo, che aveva contenute le capselle plumbee con le reliquie dei Santi Eutiche ed Acuzio.

Il Galante descrive le due urne e riferisce di due scritte dedicatorie ed identificative che, a suo dire, erano incise su entrambe (6).

“…e dietro l’altare sono degne d’esser osservate le antiche tombe di questi Santi, cioè una vaschetta iscritta sull’orlo:

IN HOC FONTICOLO S. AGRIPPINI CINERES QUIEVERE ANN. FERE DCCCC,

ed un’urna bisoma con due iscrizioni,

l’una superiore:

+ HIC SCS. EUTYCIS MART. + HIC SCS. ACUTIUS MART.S. CORP. HIC RECONDITA FUERUNT. SS. MARTYR EUTYCHETIS SDC………………SOC. A PUTEOLIS TRANSLATA NEAPOLIM;

e l’altra inferiore:

IN HOC BIPHIDA CAPSA CORPORA SS. MART. EUTICHETIS ET ACUTII FERE DCCCC QUIEVERUNT…”

Le iscrizioni riportate dal Galante, sono fantasiose, disordinate e imprecise: probabilmente il Galante non vide mai le due urne e dovette servirsi di descrizioni raccolte da altri prima di lui.

Le osservò invece Mons. Franco Strazzullo, come lui stesso afferma, che personalmente seguì le fasi degli interventi di restauro,  ricerca e recupero di reperti archeologici nell’area della cittadella vescovile negli anni ’69-’72 del passato secolo.

Le riporta infatti in maniera ordinata, precisa e completa (7):

Sul davanti dell’urna bisoma, andata perduta, ci sono tre iscrizioni identificative.

La prima:

+ HIC SCS EUTICIS MART     ///     HIC SCS ACUTIUS  MART.

La seconda:

            SCOR. HIC RECO     ///     NDIT

MARTIR   ……. TUCETIS     ///     AIO

                          APOTECIANO TRANS     ///     LATA     ………. LIN.

La terza:

IN HOC BIPHIDA CAPSA     ///     CORPORA SS. M

EUTYCHETIS ET ACUTII     ///     ANN FERE DCCCC

    ………………………..   ///     QUIEVERUNT

La terza iscrizione identificativa è incompleta della parte del nome di Agrippino:

S. AGRIPPINI CINERES

forse fatta cancellare dallo stesso Spinelli, per correggere un errore: l’urna bisoma non contenne mai le reliquie di Sant’Agrippino che furono invece contenute nella piccola urna di marmo bianco, posta accanto ad essa nel reconditorio del postergale.sdc11564

Napoli – Duomo – Cappella di San Lorenzo – Il fonticolo delle reliquie di Sant’Agrippino al momento del suo rinvenimento.

Mons. Strazzullo precisa l’origine del reperto che risalirebbe al tempo del Vescovo di Napoli Stefano II (756-789) e che la terza iscrizione sull’urna bisoma fu fatta incidere dal Cardinale Spinelli che voleva garantire l’autenticità dei due reperti: nell’urna bisoma furono poste le reliquie dei Santi Eutiche ed Acutio, quando furono traslate nella basilica Stefanìa dal Vescovo di Napoli Stefano II, almeno cinquat’anni prima che fossero traslate nella stessa basilica anche quelle di Sant’Agrippino dal Vescovo di Napoli San Giovanni IV detto lo Scriba (838-849).

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Napoli – Duomo – Cappella di San Lorenzo – Il fonticolo appena ritrovato.

Strazzullo, archeologo e filologo, fa notare che l’espresione QUIEVERUNT usata nella terza iscrizione fatta incidere dal Cardinale Spinelli, sta ad indicare che nell’urna bisoma furono contenute le sole reliquie dei Santi Eutiche ed Acuzio, e non quelle di Sant’Agrippino, così come furono ritrovate nell’antico Altare realizzato dal Cardinale Alfonso Gesualdo, sull’abside, in sostituzione dell’eliminato più antico Altare al centro del transetto, consacrato dall’Arcivescovo De Diano nel 1414.

Nel postergale dell’Altare. riferisce il Galante, fu ricoverata anche una epigrafe, messa dal Cardinale Gesualdo nei pressi dell’Altare da lui realizzato, che autenticava le reliquie dei tre Santi:

HIC JACET CORPORA S. AGRIPPINI

EPISCOPI ET CONF. PATR. NEAP.

A SS EUTICHETIS ET ACUTII MM.

SOCIORUM S. JANUARII

Iscizione non rinvenuta nel postergale, ed il cui testo, riferito dal Galante e riportato da Strazzullo (op.cit.).

Solo il rinvenimento della preziosa urna bisoma, potrà definitivamente fare luce sul mistero delle iscrizioni riferite dal Galante e rettificate dallo Strazzullo.

I reconditori delle reliquie di Sant’Agrippino e dei Santi Eutiche ed Acuzio furono recuperati dal sarcofago di porfido, dove erano stati riposti dallo Spinelli nel 1744, agli inizi degli anni ’70 del passato secolo, le prime che recano ancora il cartiglio identificativo, furono temporanemente ricoverate nella sede del Capitolo Cattedrale e le due cassette plumbee con  inciso sui coperchi le scritte identificative delle reliquie rispettivamente di Sant’ Eutiche e di Sant’ Acuzio simili nel testo a quelle lette dallo Strazzullo,  furono sistemate nel sarcofago di bronzo ai lati della antica olla che contiene i resti del Megalomartire San Gennaro, nella cripta del Duomo.

I tre antichi reconditori sono stati poi sistemati nel corpo del nuovo Altare Mensa del Duomo, insieme ad alcune reliquie di San Gennaro, il 26 aprile 2012.

La preziosa urna bisoma, trasferita dai depositi del complesso Cattedrale napoletano, fin dal suo ritrovamento, “perchè fosse meglio e più liberamente asaminata e studiata” non è più ritornata: è andata smarrita, ed era un reperto di almeno 60 centimetri nel lato lungo.

L’urna di Sant’Agrippino invece, fu depositata e abbandonata insieme ad altri marmi nella cappella degli “Illustrissimi” (per fortuna) dove poi l’ho ritrovata, seguendo le indicazioni fornitemi molti anni addietro dal Prof. Franco Strazzullo.

Essa è “la cassetta di marmo bianco, con coperchio sagomato, priva di ogni riferimento identificativo, di cm. 20x13x14, da me riposta nella cappella  delle reliquie del Duomo di Napoli.

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Collocazione: lipasanoteca sinistra – S – scarabattola – X – numero di inventario (2014), 704 e corrisponde al reperto fotografato al momento del  ritrovamento (9).

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Sant’Agrippino visse certamente prima del IV secolo e nella cronotassi dei Vescovi napoletani occuperebbe il sesto posto, esercitando il suo ministero episcopale fra il 223 e il 233.

Le notizie agiografiche relative ai primi Vescovi napoletani, sono imprecise, lacunose, leggendarie: notizie del governo pastorale di Agrippino le ricaviamo dal CATALOGO BIANCHINIANO, così detto perchè edito nell’800 da Francesco Bianchini, che fissa il suo episcopato fra il 218 e il 225, una data diversa da quella riportata dalla cronotassi Vescovile della sacrestia maggiore del Duomo e diversa anche da quella riportata da Wikipedia.

Governò forse la Diocesi napoletana al tempo dei Papi San Callisto I (218-222) e Sant’Urbano I (222-230), o forse al tempo del Papa San Ponziano (230-235),  certamente al tempo degli imperatori Eliogabalo (203-222) e Alessandro Severo (222-235).

Notizie poco attendibili, come quelle ricavabili dal CHRONICON  o  GESTA EPISCOPORUM della Chiesa di Napoli dell’VIII – IX secolo e dove è citato come AMATOR PATRIAE  e DEFENSOR CIVITATIS.

Altre notizie si possono ricavare dalla VITA S. ATTANASII, del X secolo, dalla VITA S. SEVERI del IX, e da un LIBELLUS MIRACULORUM S.  AGRIPPINI, composto tra l’VIII e il X secolo e da una più recente  VITA DEI SETTE SANTI PROTETTORI DI NAPOLI, di Paolo Regio, della metà dell’800, ma anche dall’ottocentesco volume MOMORIE STORICHE DEI VESCOVI E ARCIVESCOVI DELLA CHIESA DI NAPOLI del Sac. Lorenzo Loreto.

Il CALENDARIO MARMOREO NAPOLETANO, dell’VIII – IX secolo, assegna la data della sua morte al 9 novembre: N(a)T(ale) S(ant’)AGRIPPINO.

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Napoli – Duomo – Area archeologica – Il calendario marmoreo della Chiesa di Napoli, dettaglio.

Sappiamo da fonti archeologiche che la sua prima sepoltura fu in un oratorio ancora individuabile nella catacomba napoletana, dove dovevano esserci ancora nel III secolo, epoca a cui si fa risalire il sepolcreto gentilizio della sua famiglia,  con altre  sepolture intorno alla sua tomba.

San Giovanni IV detto lo Scriba, trasferì nella basilica Stefanìa, dalla catacomba napoletana i corpi di molti Santi Vescovi, perché non venissero profanati, come avvenne già ad opera del longobardo Sicone, che rubò le reliquie di San Gennaro e i suoi resti mortali peregrinarono all’interno dell’area dell’episcopio, al tempo del diroccamento della Stefania, forse nell’antico tesoro del Duomo, nella torre scalare a sinistra dell’ingresso del Duomo angioino, in una nicchia ricavata nel muro della cappella di San Gennaro, al primo livello della torre, per trovare poi definitiva sistemazione nel corpo dell’Altare maggiore  al centro del transetto.

Probabilmente Agrippino non morì martire: lo furono invece Eutiche ed Acuzio la cui vicenda terrena è legata al Megalomartire San Gennaro, e nota attraverso vari documenti: gli ACTA PUTEOLANI e dagli ATTI BOLOGNESI, parte di un antichissimo codice ricopiato nel 1180, nel monastero bolognese di S. Stefano dei Celestini, che narrano del martirio di San Gennaro, testo composto prima del VII secolo.

Eutiche ed Acutio protestarono pubblicamente a Pozzuoli, contro la condanna a morte di Gennaro, Vescovo di Benevento, dei Diaconi Sossio, Procolo e Festo e del Lettore Desiderio.

Furono condotti in giudizio a Capua, dove aveva sede il Tribunale e condannati anche loro allo stesso supplizio, eseguito nei pressi della solfatara di Pozzuoli, nel luogo dove avevano commesso il reato, come stabiliva il Diritto Romano..

Subirono il martirio probabilmente in date diverse dello stesso anno 305: San Gennaro, il 19 settembre; San Festo e San Desiderio, il 7 settembre; S. Sossio, il 23 novembre; i Santi Procolo, Eutiche ed Acuzio il 18 ottobre.

Il Calendario Marmoreo Napoletano fa memoria della loro morte il 17 ottobre: N(a)T(ale) S(an) LUCA EV(angelista) E S(anti) EUTICHE(te) ED ACUZIO.

I martiri puteolani dovettero essere sepolti presso il Marciano, un villaggio rurale fra la solfatara e Napoli, identificato con i resti di costruzioni localizzate nei pressi del Centro Produzione RAI di Fuorigrotta, per essere poi trasferiti in epoche diverse San Gennaro nella catacomba napoletana, nei luoghi dove esercitarono il loro ministero, i Diaconi  e il Lettore, dove si radicò il loro culto.

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Napoli – Duomo – La capsella con le reliquie di Sant’Eutiche, sistemata nel corpo del nuovo Altare Mensa sul presbiterio.

Quelle di Eutiche ed Acuzio furono conservate nel PRETORIUM FALCIDII presso la Cattedrale di Pozzuoli e forse verso la metà del secolo VIII, al tempo della definitiva scomparsa delle antiche Diocesi dell’area Flegrea, i loro resti furono trasferiti nella Stefanìa come quelli di San Massimo di Cuma, peregrinando poi come i resti mortali di Agrippino e di tanti altri Santi Vescovi nell’ambito dell’area del Complesso episcopale.

Queste note che non  hanno carattere filologico, nè archeologico o agiografico, sono stilate per chiarire la natura di un singolare reperto riposto nella cappella reliquiario del Duomo di Napoli e nella segreta speranza che possa ritornare in Duomo la preziosa urna bisoma dei Santi Eutiche ed Acuzio.

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NOTE  E  DISCUSSIONI

1 –  Cfr. Gennaro Aspreno Galante, Guida Sacra della Citta di Napoli, Napoli 1872, pag. 17.

2 –  Cfr. Franco Strazzullo, Neapolitanae ecclesiae Cathedralis inscriptionum thesaurus, Napoli 2000, pag, 190.

3 –  Cfr. Roberto Di Stefano, La Cattedrale di Napoli, storia, restauro, ritrovamenti, Napoli 1974, forografia n. 21.

4 –  Cfr. Gennaro Asprenoi Galante, La tribuna del Duomo di Napoli, Napoli 1874.

5 –  Cfr. Treccani, Giulia Vitale, Diozionario biografico – Enrico Minutolo.

6 –  Cfr. Gennaro Aspreno Galante, Guida Sacra della Citta di Napoli, Napoli 1872, pag.17.

7 –  Cfr. Franco Strazzullo, Neapolitanae ecc. Op. cit. pag.190.

8 –  Cfr. Franco Strazzullo, Neapolitanae ecc. Op. cit. pag. 190.

9 –  Cfr. nota n. 3

 

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