L’obelisco di piazza del Gesù di Napoli – Ruolo e significato di un arredo urbano

di Tino d’Amico

gugliaimmacolata1La guglia dell’Immacolata, il singolare arredo urbano che domina la piazza del Gesù Nuovo e la collinetta della Trinità Maggiore, a cavallo fra la effimera architettura delle macchine di festa di legno e carta, che il popolo innalzava ed incendiava con i fuochi d’artificio, nelle piazze, in occasione delle feste religiose e civili, e a cui bisogna riferirsi per ricercare le sue remote origini (R.Pane) e l’arredo urbano, fine a se stesso, inteso come complesso architettonico-scultoreo, per abbellire una piazza, deve la sua realizzazione all’opera di un Gesuita, Padre Francesco Pepe, nato a Civita Campomarano nel 1684 e morto a Napoli nel 1759.

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Il culto della Vergine Maria a Napoli risale alle origini della cristianità.

Una delle più antiche immagini, se non la più antica in assoluto a Napoli è l’affresco nel vestibolo della catacomba di San Gaudioso, oggi quasi sbiadito, risalente al V-VI secolo.

Al periodo paleocristiano sarebbe ascrivibile l’affresco ricoperto poi da un mosaico, firmato e datato da Lello da Orvieto nel 1322, che rappresenta la Madonna con il Bambino in trono con ai lati San Gennaro e Santa Restituta, nel catino absidale dell’oratorio di Santa Maria del Principio, del II secolo realizzato, secondo la tradizione da Sant’Aspreno, primo Vescovo di Napoli in quella che era la sua casa, inglobato poi, come cappella laterale della costantiniana Basilica detta di Santa Restituta, la Cattedrale napoletana, prima della costruzione dell’adiacente Duomo angioino.

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Napoli, Duomo, Basilica Cattedrale detta di Santa Restituta – Il mosaico attribuito al Maestro LELLO de Urbe (da Roma o da Orvieto?), rappresentante la Santissima Vergine Maria nel Titolo antichissimo di SANTA MARIA DEL PRINCIPIO.

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Le antiche immagine della Santa Vergine, venerate a Napoli sono la rappresentazione grafica dei dogmi celebrati dalle antiche feste mariane e riportate sul Calendario Marmoreo della Chiesa di Napoli, elaborato fra l’852 e l’884, dal Vescovo di Napoli Giovanni IV detto lo Scriba (838-849) e dal suo successore, Atanasio I (849-872): al 2 febbraio la PURIF(icazione) della S(an)ta MARIA (per mezzo di SIMEO(ne); al 25 marzo la ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE GESU’; al 15 agosto ASSUNZIONE della S(anta) MARIA; all’8 settembre la NATIVITA’ della S(anta) MARIA; al 9 dicembre la C(on)CEZIONE di S(ant’) ANNA di MARIA VER(gine).

La Vergine Santissima venerata nel titolo dell’Assunta è la Patrona principale di Napoli, San Gennaro, il Megalomartire, è Compatrono principale della Città ed all’Assunta è intitolato il Duomo angioino e Papa Pio IX con la Bolla INEFFABILIS DEUS, dell’8 dicembre 1854 proclamò solennemente il dogma della Concezione Immacolata di Maria, stabilendo la data per la celebrazione liturgica all’8 dicembre, ispirandosi al Calendario Marmoreo della Chiesa di Napoli.

Numerose poi sono le immagini antiche della Vergine Maria, venerate a Napoli negli attrributi più belli: Santa Maria della Sanità, della Verità, del Monte Carmelo, del Parto, della Provvidenza, della Salute, del Soccorso ecc.

Già prima della definizione del Dogma della Immacolata Concezione (1854), la predicazione gesuitica aveva fatto dell’Immacolata stessa il tema centrale di un apostolato capillare che favorì la rinascita del culto mariano ed il fiorire di iniziative atte alla glorificazione di Maria.

La corporazione degli armatori e dei marinai napoletani aveva fatto costruire sulla spiaggia, nel 1554, una chiesetta dedicata alla Vergine Maria, dove si fermavano a ringraziare la Madonna quando, dopo un fortunale, raggiungevano salvi la riva: è la chiesetta di Santa Maria di Portosalvo, restaurata ed isolata a metà della nuova via Marina.

img043Napoli, porto – La chiesetta dell’Immacolatella al porto.

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Agli inizi del ‘700 i lavori di ampliamento delle strutture portuali prevedevano la costruzione di un edificio sacro sul molo, realizzato poi da Domenico Antonio Vaccaro, per volere di Carlo III di Borbone, la chiesa dell’Immacolatella al molo, così chiamata perché sovrastata da una statua dell’Immacolata.

Un’altra importante testimonianza della venerazione  dei napoletani per la Vergine Maria è il santuario dell’Immacolata fatto costruire dalla Venerabile Suor Orsola Benincasa (1547-1618), al Corso Vittorio Emanuele, che, quando venne eretto (nel 1669) si trovava in posizione isolata e dominante sulla Città posta sotto la protezione della Madonna.

A Napoli, al principio dell’800, l’Immacolata apparve al diciannovenne Placido Baccher (1781-1851).

Fu l’inizio di una serie di apparizioni in cui la Vergine chiederà di essere venerata come l’Immacolata Concezione: a Parigi nel 1830 a Suor Caterina Labourè (1806-1876); a Roma, in Sant’Andrea delle Fratte, nel 1840, a Tobiolo  Ratisbonne; a la Salette, nel 1846, a due pastorelli; a Lourdes a Bernardette Soubirous, nel 1858, e poi ancora altre volte, e sempre qualificandosi come la “Immacolata Concezione”.

L’apostolato del Venerabile Don Placido Baccher diffuse sempre più il culto mariano a Napoli e la Madonnina da lui fatta realizzare per la chiesa del Gesù Vecchio fu l’ispiratrice dei membri dell’Almo Collegio dei Teologi, a Napoli con Papa Pio IX, per le note vicende  politiche ed impegnati nella definizione del Dogma dell’Immacolata Concezione.

Essi spesso si recavano a pregare e si riunivano nella chiesa del Gesù Vecchio.

Al tempo di San Giovanni IV lo Scriba, al 9 dicembre si festeggiava il Concepimento di Sant’Anna, Madre della Beata Vergine Maria, come riportato dal Calendario Marmoreo della Chiesa Napoletana, che fu redatto e fatto scolpire dallo stesso Vescovo Giovanni IV, servendosi di un  testo assai più antico.

img042Napoli, Duomo, atrio paleocristiano. L’antico CALENDARIO MARMOREO DELLA CHIESA DI NAPOLI, particolare.

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Il Calendario Marmoreo della Chiesa Napoletana fu rinvenuto nel 1742, per caso, murato nella basilica di San Giovanni Maggiore e, trasportato nel palazzo arcivescovile, fu studiato dal Canonico Capitolare Alessio Simmaco Mazzocchi (1684-1771) e poi dagli archeologi, Canonici Capitolari Gennaro Aspreno Galante (1843-1923) e Mons. Domenico  Mallardo (1887-1958) ed è attualmente esposto nella grande sala ipostila sottostante il palazzo arcivescovile; ad esso si ispirò, secondo gli agiografi, Papa Pio IX, per stabilire all’8 dicembre la festa dell’Immacola Concezione.

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La storia della realizzazione dell’obelisco dell’Immacolata è quanto mai banale: il Padre Pepe, eminente figura della vita religiosa napoletana, sorta di taumaturgo che curava ogni malattia facendo ingerire ai suoi fedeli infermi dei santini di carta sottilissima che riteneva miracolosi, riceveva spesso le confessioni e le confidenze di Re Carlo III di Borbone (1716-1788), re di Napoli dal 1731, che più volte si fermava a pregare nella chiesa del Gesù Nuovo, colpito dalla bellezza dell’Immacolata, posta sull’Altare maggiore e soprattutto entusiasmato dalle prediche che il Padre Pepe teneva a proposito del Dogma dell’Immacolata Concezione che in quegli anni si andava definendo.

img038Napoli, piazza del Gesù Nuovo – La guglia dell’Immacolata.

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Sull’Altare maggiore del Gesù Nuovo, originariamente vi era un quadro della Immacolata Concezione, opera di Girolamo Imparato (1549-1607), distrutto da un incendio nel 1639; esso fu sostituito da una statua lignea  e nel 1678 da una statua dell’Immacolata in argento e rame dorato.

Quando i gesuiti nel 1767 furono espulsi dal Regno di Napoli, parte degli oggetti di oro e di argento conservati nel tempio furono portati presso un  altro  collegio gesuitico La Nunziatella, trasformato in scuola militare,  per esser fusi insieme a quelli sottratti alle chiese del Regno, per farne monete; temendo l’indignazione popolare la statua dell’Immacolata non venne fusa ma affidata in custodia alle Clarisse di Santa Chiara.

Nel 1796, però, verrà fusa in seguito ad un decreto reale che ordinava la consegna alla zecca di tutti gli oggetti d’oro e d’argento delle chiese napoletane.

Sull’Altare della chiesa del Gesù Nuovo venne posta la vecchia statua dell’Immacolata, di legno, che verrà poi sostituita con l’attuale di marmo, opera di Antonio  Brusciolano (1823-1871),  nel 1859.

Fu Carlo III di Borbone che propose al padre Francesco Pepe di realizzare una edicola nella piazza, pechè i passanti potessero venerare la Vergine Immacolata anche dall’esterno del tempio.

img039Napoli, piazza del Gesù Nuovo – La facciata della chiesa gesuitica del Gesù.

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Il gesuita fece propria l’idea del sovrano e propose a Carlo III di realizzare la centro della piazza un obelisco in marmo con alla sommità una immagine della Immacolata, sul tipo di quelli che qualche tempo prima Francesco Picchiatti e Cosimo Fanzago avevano già realizzati in onore di San Domenico, in piazza San Domenico Maggiore, nel 1657 e in onore di San Gennaro, nella spiazzo sottostante l’ingresso secondario del Duomo, nel 1600.

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La piazza non era nuova ad un arredo urbano di quel tipo: in occasione della venuta a Napoli di Filippo V di Spagna, il 17 aprile 1702, fu realizzato da Lorenzo Vaccaro un monumento equestre del sovrano, prima di gesso, poi fuso nel bronzo.

Quest’ultimo, inaugurato nel 1705, venne distrutto a furor di popolo il 12 maggio di due anni dopo, in occasione dell’arrivo a Napoli della guarnigione austriaca.

Al concorso reale bandito per la realizzazione della guglia risultarono vincitori Domenico Antonio Vaccaro, Matteo Bottigliero e Francesco Pagano: questi ultimi due saranno impegnati dal 7 dicembre 1747, fino al 1750, insieme a fra’ Filippo D’Amato, un laico gesuita, ottimo marmoraro, alla realizzazione dell’obelisco, seguendo i disegni elaborati da Domenico Antonio Vaccaro, morto qualche anno prima, nel 1741, e che molto probabilmente fu l’autore del progetto.

img044Guglia dell’Immacolata – Dettaglio.

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Non a caso la scelta cadde su di loro, davanti a valenti artisti come il Lombardo, il Genoino, il Fiore, l’Astarita: essi erano i massimi esponenti della tradizione barocca napoletana.

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Napoli, piazzetta Ugo Falcando  a Materdei – La piccola guglia dell’Imacolata progettatata da Giuseppe Astarita per il concorso reale, trasferita dal chiostro dell’ex Conervatorio della Concezione, adiacente la piazzetta, su proposta iniziale dello scrivente e per interessamento della Amministrazione Comunale di Napoli, nel 2003. La statua della Santissima Vergine sulla cima, è copia dell’originale scultura consertvata nel Museo Civico del Maschio Angioino. Opera di Domenico Cagini, databile al 1470, proverrebbe dal  palazzo Sanseverino, trasformato nella chiesa gesuitica del Gesù Nuovo o, secondo altri, da una non più esistente cappella votiva nella zona detta della Costagliola.

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Con Domenico Antonio Vaccaro, il Bottigliero e il Pagano, muovevano dall’insegnamento di Lorenzo Vaccaro e del Solimena e dall’esempio del Fanzago e si imposero sulla scena artistica della Napoli ancora barocca ma aperta alle istanze rococò per la forte ed organica individualità.

La loro freschezza senza ripensamenti e la inventività si materializzava con immediatezza.

Essi, infatti, come Domenico Antonio Vaccaro, non si limitavano solo a disegnare e a proporre, ma eseguivano di persona gli ornati fondendo pitture e scultura con l’architettura, in una unicità creativa e in una coerenza formale.

Come il Vaccaro il principio informatore della loro arte fu un decorativismo pittorico ottenuto mediante il gioco della luce, che, infiltrandosi sapientemente fra le mosse superfici, esaltava e modellava gli spazi, arricchendo di mille toni il bianco dei marmi, conferendo una delicatezza ed una raffinatezza cromatica senza ricorrere agli artificiosi e pregiati materiali policromi.

Il Bottigliero fu certamente l’autore delle statue di San Francesco Borgia e di San Francesco Regis, il Pagano, invece,  fu l’autore della statua bronzea dell’Immacolata e di quelle di Sant’Ignazio e di San Francesco Saverio.

Carlo III voleva offrire i 100.000 ducati necessari per la realizzazione dell’opera, ma il Padre Pepe riuscì a convincere il sovrano a limitare la sua offerta alla sola esenzione delle gabelle relative al trasporto del materiale occorrente, preferendo che la guglia fosse realizzata con le sole offerte del popolo.

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Dal basamento si alzano tre spezzoni troco-piramidali: il più alto presenta quattro medaglioni con le immagini a rilievo di San Luigi Gonzaga e di San Stanislao Koska e i monogrammi di Gesù e Maria; al disotto di esso un successivo tamburo presenta storie della vita di Maria: la nascita, la purificazione, l’assunzione, la incoronazione.

Intorno ad esso alla base, corre una balaustra, con agli spigoli le già nominate statue dei Santi gesuiti, mentre al disotto di esso c’è un tamburo decorato con angeli vaganti e festoni ed un alto basamento con rosoni e lapidi dettate da Domenico Ludovico.

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L’obelisco ha un carattere popolare e nello stesso tempo miracolistico per l’iconografia devozionale delle figure dei santi gesuiti, per la mirabolante decorazione a mensole, fioroni ed angeli vaganti, tipica del barocco napoletano, variabile come il getto della fontana, come la fiamma crepitante, che si innalza e si abbassa, prende corpo, si assottiglia con il variare del vento, per esplodere in alto e presentare una immagine dell’Immacolata, ferma nella iconografia tradizionale e devozionale, centro della predicazione gesuitica del ‘700, punto di riferimento nel tessuto urbano per un popolo sempre alla ricerca di un santo protettore a cui votarsi nella ricerca del pane quotidiano

Esso si inserisce nel contesto urbano come centro di una fantasiosa irregolarità, nel caotico groviglio di conventi, palazzi, cupole, piazze e larghi, vicoli stretti e tortuosi e tagli netti nella maglia urbana.

img040Spaccanapoli da San Martino. – Emerge la statua della Immacolata che sovrasta la guglia fra le case del centro storico di Napoli.

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E’ l’episodio, l’emergenza che mira a sbigottire l’osservatore, offrendogli una prospettiva sempre nuova, una variante allo scansire regolare del bugnato della chiesa del Gesù Nuovo, il fiore all’occhiello, dopo l’opprimente, il fatiscente e caotico tessuto del centro storico.

Ridotta al rango di spartitraffico e di asse di rotazione delle auto e dei pullmann turistici che per fortuna non sostano più in piazza, la guglia resta pur sempre deturpata dalle scritte del grafomane di turno, capro espiatorio di tutte le situazioni politiche, occupazionali, personali, collettive, una delle sette,  otto madonne a cui indirizzare la bestemmia di rito, piuttosto che riconoscersi causa delle avversità della vita

Una particolarità: se si osserva la bella statua della Santissima Vergine, dando le spalle all’ingresso del Monastero delle Clarisse, il suo volto ci appare sorridente e protettivo; se invece si volge lo sguardo alla statua dando le spalle all’ingresso del glorioso Liceo Genovesi, si ha l’impressione di vedere in cima alla guglia l’immagine di una figura incappucciata che reca nella mano la falce….

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