Il “Ritiro delle Oblate di San Raffaele” sulla collina di Materdei di Napoli.

 

di  Tino d’Amico

Il Ritiro delle Oblate di San Raffaele sulla collina di Fonseca (Materdei) di Napoli, fu fondato nella seconda metà del ‘700, per raccogliere le prostitute pentite e risultò una delle maggiori istituzioni napoletane a carattere sociale.

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Nel 1734 alcuni missionari predicarono una Santa Missione tra gli abitanti della vallata della Sanità e della collina di Fonseca, detta di Materdei, per la presenza della chiesa dedicata a S.Maria Materdei, usando come centro per la loro opera di apostolato, la chiesa dedicata a S. Maria della Verità, detta di Sant’Agostino degli Scalzi costruita nella platea di Fonseca agli inizi del ‘600 dall’architetto napoletano Giovan Giacomo Di Conforto (1569-1630) al posto della antica chiesetta di S.Maria dell’Olivo, con accanto un piccolo convento che dopo il terremoto del 1693 subì trasformazioni e ampliamenti, e fu definitivamente ristrutturato e ampliato dall’architetto Giuseppe Astarita (1707-1775) che aveva bottega nella stessa platea di Fonseca, nelle case dell’antico monastero agostiniano.

Alcune prostitute che esercitavano la loro attività nella zona, furono prese da sincero pentimento per la loro vita peccaminosa e manifestarono ai padri missionari il desiderio di ridursi a vivere insieme, in una casa di preghiera, dove espiare i loro peccati.

I padri missionari riuscirono a raccogliere una somma di danaro che utilizzarono per l’acquisto di una casa sulla strada detta Salita della infrascata, nome che le derivava forse dalla presenza di proprietà della famiglia romana de’ Infrascato o, forse, perché aperta nel 1556, si inerpicava tra i campi ed era fiancheggiata di alberi: l’attuale via Salvator Rosa.

Napoli – Duomo –  Giuseppe Sammartino (1720-1793), monumento funebre dell’Arcivescovo di Napoli Cardinale Antonino Sersale (1754-1775), promotore e primo protettore del Ritiro delle Oblate.

La Casa fu posta sotto la protezione di Santa Margherita da Cortona (1247-1297), canonizzata qualche anno prima, nel 1728 che, di umili origini, rimasta orfana della madre, sottoposta a continue vessazioni  da parte della matrigna, giovanissima fuggì con un nobile del luogo e divenne la sua amante; nonostante la nascita di un figlio non si sposarono, vivendo per anni nel concubìnato, per l’opposizione della famiglia del giovane.

Il suo convivente però venne ucciso e il suo cane la guidò a scoprire il suo cadavere.

Rifiutata dalla famiglia del suo compagno e dalla stessa sua famiglia, si pose alla ricerca di un altro amante per procurasi di che vivere.

Per ispirazione divina incominciò un cammino di conversione e penitenza sotto la guida dei Frati Minori di Cortona, ricevendo rivelazioni divine durante le sue estasi.

Contemplando la Passione di Cristo, sperimentò sul suo corpo, alla presenza di numerosi testimoni, gli stessi patimenti, come viatico di conversione per la salvezza individuale.

Nella Casa sulla salita della Infrascata, le donne vissero in penitenza per circa un ventennio ed il loro numero aumentò tanto che l’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Antonino Sersale (1754-1775) , durante la Santa Visita del 1754, notando che il luogo era troppo angusto per contenere tante persone, offrì una somma di danaro che insieme ad altre offerte raccolte tra la nobiltà napoletana, servì per l’acquisto di un ampio edificio che occupava una buona parte di un’insula della platea di Fonseca, con accanto un ampio giardino, sul quale venne edificata la chiesa esterna, dal 1759, su progetto di Giuseppe Astarita.

Napoli – Rione Materdei – Planimetria generale del RITIRO DELLE OBLATE DI SAN RAFFAELE – Piano terreno, chiesa, cortili e laboratorio.

Il complesso di edifici religiosi, Ritiro e chiesa esterna, dedicata all’Arcangelo Raffaele “…uno dei sette angeli che sono pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore…” (Tb.12,15), inviato da Dio “…nel medesimo tempo per guarire…” (Tb. 12,14) Tobia diventato cieco e Sara, la sposa del figlio Tobi “…invasata dal demonio e da uno spirito cattivo…” (Tb.6,8), bruciando nel braciere il cuore e il fegato del pesce ucciso da Tobi presso la riva del fiume  (Tb. 6,7-9),e a Santa Caterina da Cortona,  per le ragioni già esposte entrambi preposti alla guarigione dello spirito e del corpo, e la Congregazione delle Oblate fu aggregata alla Congregazione dei Servi di Maria che aveva sede nella  chiesa e nell’ annesso convento che un religioso dell’Ordine,  Agostino de Juliis aveva fondato nel 1585, dedicandola a S. Maria Materdei, chiesa che dava il nome popolare di Materdei alla platea di Fonseca.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e Santa Margherita da Cortona – Il simulacro ligneo dell’Arcangelo Raffaele che riproduce la statua d’argento dell’Arcangelo, compatrono di Napoli dal 1797, venerata nel Tesoro di San Gennaro.

La chiesa esterna, costruita a partire dal 1759 (l’Arcangelo Raffaele diventerà compatrono di Napoli nel 1797), fu consacrata dall’Arcivescovo di Potenza  Mons.Carlo Gagliardi (1767-1778), il 4 novembre 1770, come si legge sulla lapide murata a sinistra entrando verso la sagrestia:

TEMPLUM  /  IN ARCANGELUM RAPHAELEM  /  DIVAMQUE MARGARITAM CORTONENSEM  /  QUO MAGIS OBSEQUII FIDES AUGEATUR  /  AC MULIERES MAIORI RELIGIONE PIETATIS  /  PRECES IN EO POSTULENT  /  QUAE IN ADIACENTIBUS SERVANTUR AEDIBUS  /  A PECCANDI LIBERTATE ABDUCTAE  /  IDQUE GENUS SOLUMMODO  /  SECUNDUM PIORUM HOMINUM VOLUNTATEM  /  LIBERALITATEMQUE IN EAS ADMITTENDAE  /  MORE MAIORUM SANTISQUE CEREMONIS  /  AB POTENTIAE URBIS EPISCOPO  /  PRIDIE NONAS NOVEMBRES ANNO MDCCLXX  /  NEAPOLITANAM  ECCLESIAM  /  EMINENTISSIMO  ANTONINO SERSALI  /  REGENTE  /  ATQUE MICHAELIS LIGNOLAE  /  CANONICI METROPOLITANI  /  CURA AC PROVIDENTIA CONSECRATUM..

La lapide murata sul timpano della facciata della chiesa, informa sulla finalità dell’opera, sulla dedicazione all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona e la data di fondazione:

TEMPLUM AUGUSTUM  /  OB RELIGIONIS OBSEQUIUM  /  IN ARCHANGELUM RAPHAELEM  /  DIVAMQ. MARGARITAM CORTONENSEM  /  QUO MULIERES A PECCANDI DEFORMITATE  /  AD POENITENDAM  /  VITAEQ. HONESTATEM  AMPLECTENDAM  PRONAS  /  AMBORUM PATROCINIO  /  EXCITENT ATQ: TUTENTUR  /  VIRORUM QUORUMDAM PIENTISSIMI  /  SUB TUTELA  AC OPERE SERSALI PONTIF. NEAP.  /  CONSTRUENDUM CURAVERUNT ANNO MDCCLXXIX.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e Santa Margherita da Cortona – Facciata.

In alcuni locali al piano terra poi, aperti sulla strada detta Porteria San Raffaele, poco discosto dall’ingresso al Ritiro  venne realizzato un oratorio esterno con ambienti, sede di un Confraternita laica sotto il Titolo di San Raffaele, costituita con Regio Decreto  di Ferdinando I, il 16 ottobre 1798; fu la sede dei questuanti offerte per il mantenimento dell’opera, fino al luglio 1857, quando la Confraternita laica smise di questuare con l’accordo delle Oblate, obbligandosi a versare, per il mantenimento dell’opera otto ducati annui, tratti dal monte degli introiti dotali del Ritiro stesso.

Napoli – Ritiro delle Oblate di San Raffaele – L’ingresso della chiesetta esterna della “Confraternita dei questuanti” – Sotto l’ingresso al “Ritiro”.

Costoro utilizzavano una apposita cassetta di legno che aveva sulla mostra una placca di argento sbalzato che riproduceva l’episodio narrato nel biblico Libro di Tobia (Tb. 6,3-6): Tobi, accompagnato dal suo cane e dall’Arcangelo Raffaele, a lui non rivelatosi come tale, si ferma presso un fiume, afferra su comando dell’angelo un grosso pesce che tentava di assalirlo e su sua indicazione estrae dall’animale il fiele, il fegato e il cuore, per guarire dalla cecità il padre e liberare la sposa Sara dalla infestazione diabolica.

Una delle  cassettina, superstite, era ancora conservata tra i cimeli dall’ultimo Rettore della chiesa, il Sac. Giovanni Pinto, alla fine degli anni ’70 del passato secolo.

Napoli – Ritiro delle Oblate di San Raffaele – Barbacane di sostegno alle mura dell’antico palazzo sede delle “Pentite”, realizzato dall’Astarita prima della ristrutturazione.

Napoli – Ritiro delle Oblate di San Raffaele – Singolare balaustra alla base del barbacane realizzato dall’Astarita.

L’intero complesso poi, venne eretto in Ente Morale, con due Decreti Regi di Ferdinando I, datati 5 agosto 1786 e 21 luglio 1792: entrambi stabilirono che il Ritiro doveva servire unicamente per la riabilitazione morale delle pentite.

I canonici capitolari Michele Lignola, Rettore del Seminario Urbano di Napoli e Marco Celentano, canonico teologo e Rettore dello stesso Seminario (cfr: S. Sparano,  Memorie storiche per illustrare gli Atti della S. Napoletana Chiesa e gli Atti della Congregazione delle Apostoliche Missioni, Napoli MDCCLVIII) entrambi membri della prestigiosa Congregazione. detta anche degli Illustrissimi Preti, e il Presidente della Regia Camera della Sommaria, Pietro Lignola, fratello del primo, devolsero a beneficio dell’Ente gran parte del loro patrimonio ed istituirono una scuola per la istruzione delle fanciulle pericolanti ed un asilo per i bambini del popolo e furono sepolti nell’ipogeo della chiesa stessa.

In una relazione del 4 maggio 1780 (A.S.D. Ritiro di S. Raffaele e di S. Margherita da Cortona ) del Rettore della chiesa e del Ritiro, Sac. Gennaro Piccolo, è riportato l’impegno del Canonico Lignola per la costruzione della chiesa: “…Fo fede che io sottoscritto Rettore della Chiesa del ritiro sotto il titolo di San Raffaele Arcangelo e Margherita da Cortona sito sopra Materdei di questa città,costami de causa scientia aver sempre assistito in detto ritiro e alle fabbriche del medesimo, e delle sue case accosto a quello, qualmente in esso ritiro non vi è chiesa pubblica, ma questa fu fatta, e terminata nel 1769 essendosi aperta a 14 agosto del medesimo anno, l’edificazione di essa chiesa fu assolutamente fatta per opera dell’I.mo sig, Can, Michele Lignola protettore della medesima……”

Le fanciulle che una volta adulte chiesero di poter vestire l’abito monacale, costituirono il primo nucleo delle Oblate di San Raffaele, alla fine del ‘700, dedicandosi alla istruzione morale e scolastica delle Pentite e delle fanciulle ospiti del Ritiro.

Esse nel 1799, al tempo della Rivoluzione partenopea, e della successiva prima soppressione degli ordini religiosi durante il decennio francese, erano già in numero di 35 e nel 1861, la Comunità contava 63 Oblate e 61 educande, quando fu definitivamente soppressa in esecuzione delle leggi eversive sabaude.

Le Oblate di San Raffaele, rimaste a vivere nel Ritiro anche dopo l’incameramento dei beni, dopo il decennio francese e la soppressione sabauda, contribuirono ad incrementare i proventi della questua dei Confratelli di San Raffaele a Materdei, con la vendita dei lavori di cucito e ricamo eseguiti dalle pentite, vendite che consentirono alla Comunità di vivere agiatamente.

Nella chiesa vi sono alcune sepolture, deposito canonico di alcune Oblate, e altre lapidi attualmente non riproducibili  perché, alcune corrose e altre per la non facile frequentazione del tempio, visitabile solo in rare occasioni.

Dopo la soppressione sabauda le Oblate, rimasero ancora nel Ritiro  i cui beni incamerati dal nuovo Stato Unitario , confluirono nel IV gruppo Opere Pie, continuando la loro opera di sostegno morale e materiale alle pentite fino alla definitiva soppressione dell’Ente, considerato inutile con legge regionale, nei primi anni ’90 del passato secolo.

La Curia Arcivescovile Napoletana, considerando l’incidenza spirituale della chiesa sul territorio, chiese all’Amministrazione dl IV Gruppo Opere Pie, la cessione dell’immobile. ricordata con una lapide murata nel tempio:

QUESTO TEMPIO  /  DEDICATO ALL’ARCANGELO RAFFAELE  /  FIN DAL SECOLO DICIOTTESIMO  /  SACRO ALLA FEDE E ALLA CARITA’  /  DESTINATO DALLA SOLLECITUDINE PASTORALE  /  DELL’EMINENTISSIMO PRESULE  /  CARDINALE ALFONSO CASTALDO  /  ARCIVESCOVO DI NAPOLI  / ALLA MAGGIORE CURA E SANTIFICAZIONE DELLE ANIME  /  VENNE ALLO SCOPO CEDUTO  /  DALLE PIE CASE DI PRESIDIO E RIABILITAZIONE FEMMINILE  /  ESSENDO PRESIDENTE  /  IL CONTE FRANCESCO GARZILLI  /  E CONSIGLIERI L’ILL.  MONS. GIUSEPPE MULLER  /  DON MARCO ROCCO DI TORREPADULA  GR. UFF. FRANCESCO CALVOSA  /  L’ANNO MCMLXI.

San Francesco Saverio Maria Bianchi (1743-1815).

Fin dalla sua fondazione, la guida spirituale del Ritiro, fu affidata ad un Rettore nominato dall’Arcivescovo di Napoli e, dalla seconda metà dell’800 proposto e scelto di concerto tra la Curia Arcivescovile e la amministrazione del IV Gruppo Opere Pie, tra essi si ricordano il Canonici Capitolari Michele Lignola ed il fratello Pietro, che pur non essendo Sacerdote egualmente fondatore del Ritiro si adoperò a favore delle ospiti del sodalizio; Il Canonico Teologo Capitolare Marco Celentano; il Sac. Ferdinando Giannone, il cui corpo fu ritrovato incorrotto nella sepoltura, dopo il periodo di inumazione, e ricordato da una lapide terragna, nel comunichino a destra dell’Altare:

HIC IACET FERDINANDUS GIANNONE  /  HUIUS ECCLESIAE DIVO RAPHAELI ARCANGELO DICATAE  /  SEDULUS MODERATOR  /  SACRSQ. FIDELIUM HUC UNDIQUE CONFLUENTIUM  /  CONFESSIONIBUS EXCIPIENDIS  /  PERPETUO  ADDUCTUS  /  MORUM PURITATE ATQUE INTEGRITATE VITAEQ. INNOCENTIA  /  AC SIMPLICITATE  /  NULLI SECUNDUS  /  HIDROPISIAE MORBO LABORANS INOPINA MORTE PRAEREPTUS  /  SUMMO OMNIUM ORDINUM MOERORE  /  OBDORMIVIT IN D.NO XV KAL. DEC. ANN. MDCCCXXXII  /  EIUS CORPUS POSTRIDIE TUMULATUM ET TREDECIM  /  MENSIBUS EXPLETIS  /  PENE INCORRUPTUM REPERTUM  /  CUMUNI OBLATARUM MULIERUMQUE HEIC DEGENTUR CURA  /  UT AB ALIIS SEPARERETUR CADAVERIBUS  /  ET IN HAC PECULIARI ARCA DE INDUSTRIA REPOSITUM  /  CUTUM FUIT  /  STUDIO FRATRIS AC NEPOTIS EIUS MEMORIAE ADEMUM  /  VIXIT AN. LXX M. VI D. XVII.

Si ricordano ancora, per il loro zelo, i Sacerdoti Martusciello e Gennaro Perrella.

Il Barnabita San Francesco Saverio Maria Bianchi (1743-1815) canonizzato nel 1951, durante gli anni di apostolato a Napoli, si fermava spesso a confessare e predicare conferenze spirituali alle Oblate e alle donne ospiti del Ritiro.

Il suo pulpito, gelosamente conservato nella chiesa fino alla metà degli anni ’60 del passato secolo dall’allora Rettore Giovanni Pinto, fu consegnato alla Curia Arcivescovile, perché ne disponesse degnamente…e invece finì bruciato, durante i lavori di restauro al complesso episcopale napoletano (’69 – ’72).

Il complesso monastico da molti anni abbandonato e pericolante per il terremoto del 1980, oggetto di molti progetti di recupero sociale da parte della Amministrazione Comunale, nel cui patrimonio è confluito, aspetta che la mano impietosa del tempo lo cancelli definitivamente.

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Giuseppe Astarita (1707-1775), ma i dati anagrafici non sono certi, viveva in un edificio sulla Salita San Raffaele, proprietà degli Agostiniani Scalzi, per i quali era impegnato nella ristrutturazione del monastero e della chiesa, dopo il terremoto del 1693, nella stessa platea di Fonseca, quindi a pochi passi dalla chiesa dedicata a S. Maria della Verità (Sant’Agostino degli Scalzi), che stava ristrutturando e a pochi passi dal Ritiro della Immacolata Concezione, la cui chiesa esterna progettata dal suo maestro, Domenico Antonio Vaccaro (1678-1745), era in costruzione dal 1743.

Napoli – Chiesa dedicata a S. Maria delle Verità (Sant’Agostino degli Scalzi) – Interno.

Nel Ritiro lascerà traccia del suo passaggio nel modello in scala, in pietra di piperno, del suo obelisco dell’Immacolata, presentato al concorso reale indetto da Carlo III di Borbone (1716-1788), re di Napoli dal 1731 al 1759.

Il  modello realizzato per documentare il suo progetto, scartato per il più spettacolare obelisco realizzato su disegno del suo maestro, nel 2003, per interessamento dello scrivente, e per l’impegno di altri, fu trasferito e posto nella vicina piazzetta Ugo Falcando a Materdei. (cfr. Tino d’Amico, Napoli: l’obelisco della piazza del Gesù – Ruolo e significato di un arredo urbano, in: tinodamico.wordpress.com).

Napoli – Piazza Ugo Falcando  a Materdei – Il modello in scala dell’obelisco dell’Immacolata, disegnato da Giuseppe Astarita.

La statua della Santa Vergine che fu posta sulla sommità è risultata essere una preziosa opera scultorea di Domenico Gagini (1420-1492), del 1470, capitata chissà poi come, nel costruendo Ritiro, proveniente forse dal palazzo Sanseverino, trasformato nella chiesa del Gesù, o forse da una cappelletta diroccata eretta nei primi anni del ‘600 e dedicata a Santa Maria sotto il titolo Regina del Paradiso, nei pressi dell’antico convento francescano di Santa Maria della Salute (oggi sede di una parrocchia dello steso titolo).

Napoli – Piazza del Gesù – Lo scenografico spettacolare obelisco dell’Immacolata, disegnato da Domenico Antonio Vaccaro.

Se così fosse, le altre sculture quattro-cinquecentesche presenti ancora nella chiesa parrocchiale da alcuni attribuite al Malvito, potrebbero essere invece attribuibili al Gagini (la chiesa attuale di Santa Maria della Salute fu costruita infatti nella seconda metà del ‘500, su una precedente chiesetta).

L’Astarita si pose sulla scena artistica napoletana di metà ‘700, come una delle figure più interessanti nel graduale passaggio dal gusto rococò alle più organiche strutturazioni spaziali di tipo pre-classicheggianti, che caratterizzarono l’architettura del periodo, fuori ormai dal dinamico virtuosismo teatrale e delle brillanti invenzioni della scuola del Solimena (1657-1747) (cfr. O. Ferrari).

Sull’ insula nella platea di Fonseca ,occupata dal palazzo acquisto e trasformato in Ritiro, progettò per le Oblate di San Raffaele la chiesa esterna deldedicata all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona e disegnò una facciata ostinatamente concava che si ispirava ai modelli tradizionali, di gusto tardo barocco, le cui tematiche erano ampiamente diffuse nella architettura napoletana di metà ‘700.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona – La faccita – Emerge il sapiente gioco chiaroscurale e la scenografica concavità rotta dalle torrette convesse.

Il prospetto concavo proposto dall’Astarita, che si inserisce  ortogonalmente nel muro anonimo dell’antico edificio trasformato in Ritiro per le pentite, creando un emiciclo, un piccolo slargo per tentare di rendere più leggibile la facciata stessa, e più fruibile lo spazio antistante, compresso nello stretto vicolo che la trasformazione urbanistica residenziale del Nuovo Rione Materdei , del primo ventennio del ‘900. allargherà notevolmente, favorendo con la maggiore fruizione dello spazio, anche una più comoda lettura del prospetto della chiesa, crea un sapiente gioco chiaroscurale ottenuto sovrapponendo due piani, scanditi da un doppio ordine di lesene raccordate ai muri dell’edificio, dalle volute ed accentuato dalla trabeazione concava che separa i due piani che con il gioco delle due torrette convesse ai lati del finestrone, soluzione non nuova per l’artista che tenta di conferire allo spazio profondità scenografica, rompendo la monotonia spaziale, con un virtuosismo teatrale, e tenta di articolare diversamente lo spazio, dandole una virtuale ampiezza articolando il prospetto nell’angusto umile spazio disponibile.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona –  Interno – L’ Altare maggiore disegnato dall’Astarita e gli angeli reggicorana del Sammartino.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona – Interno – La cantoria.

L’interno della chiesa, ripete temi architettonici del repertorio dell’Astarita che propone una semplice pianta a croce greca che va a configurare lo spazio limitato in maniera originale , ottenendo soluzioni già note come nella chiesa dedicata all’Arcangelo Michele, a Piazza Dante di Napoli, del Vaccaro.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona – Interno – Accesso dal maggiore Altare alla sagrestia.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona – Sezione assonometrica (M.Avena – G. Barbati – G. Scialdone)

L’elemento più notevole, forse, è l’originale cupola a calotta, priva di tamburo, di ridotto sviluppo verticale, che si lega in maniera diretta al semplicissimo invaso a croce greca, come in Sant’Anna a Capuana, dello stesso Astarita, e si raccordata sapientemente alle pareti attraverso un gioco di semplici riquadrature di stucco e lesene classiche che muovono il gioco chiaroscurale accentuato dalla luce che penetra dallo slanciato lanternino, che separa idealmente lo spazio sacro a cui conferisce la dovuta emergenza nella luce, dagli ambienti attigui in ombra che richiama la soluzione adottata dal Vaccaro in San Michele a Piazza Dante.

Quì la rigorosa unità chiaroscurale è rotta dagli Altari di marmi policromi ed era impreziosita  dal motivo di gioco delle gelosie dei coretti, affacciati sugli Altari, ormai scomparse e dalla coppia di angeli svolazzanti che reggono il baldacchino dell’Altare maggiore, sotto forma di corona.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona – Interno – La cupola.

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Dell’Astarita è anche il portale di piperno e stucco, di accesso al Ritiro su via Porteria San Raffaele, che nel riquadro conteneva una lapide, e anche l’ingresso alla chiesetta esterna dalla Confraternita dei questuanti di San Raffaele primitiva chiesetta esterna delle Oblate.

L’Astarita disegnò anche gli Altari laterali e il maggiore: su i due laterali sono ancora esposte due tele della scuola di Giuseppe Bonito (1707-1789), pittore  napoletano, di scene di carattere popolaresco. stimato il migliore nel genere, nell’Italia Meridionale del ‘700, allievo di Francesco Solimena, pittore tardo barocco dal quale apprese il sapiente uso dei chiaroscuri che applicò nei suoi quadri a carattere sacro.

Le tele rappresentano la Santissima Vergine Addolorata con Santa Maria Maddalena e S. Margherita da Cortona cui appare Gesù.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona – Scuola del Bonito – L’Arcangelo Raffaele che brucia incenso davanti al Trono dell’Altissimo circondato dalle Oblate e dalle donne loro affidate – Particolare.

Sul maggiore Altare era esposto fino al 1950 un altro quadro della stessa scuola che rappresenta l’Arcangelo Raffaele che brucia incenso davanti al trono dell’Altissimo, circondato da Oblate in orazione.

Dopo un necessario e lunghissimo restauro fu riconsegnato alla chiesa dalla Sovraintendenza nel 1990 e posto nel grande salone adiacente ad essa, che originariamente era un oratorio delle Oblate che raccolte in esso partecipavano alla S. Messa e raggiungevano i comunichini ai lati dell’Altare.

Al suo interno fu sistemato un altare di legno, disegnato dall’Astarita, oggi utilizzato nella sagrestia come mobile per sistemare i paramenti sacri necessari per le funzioni liturgiche.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e Santa Margherita da Cortona – L’antico campanile a vela (  fotografata accanto alle campane,  la mia sposa )

La chiesa esterna delle Oblate, aveva un campanile a vela con alcune campane della seconda metà del ‘700 in lega d’argento.

Il campanile fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1980 e dovette essere abbattuto.

Le campane ricoverate sul terrazzo furono rubate nel 1983 e non fu il solo furto: nel, 1977, nel 1978, nel 1981, nel 1985 e nel 1987.

Furono rubati preziosi oggetti liturgici della oreficeria napoletana del ‘700, preziosi reliquiari e reliquie, e quadri e arredi sacri, donati dalla pietà popolare e dalla generosità di tanti che manifestavano la loro devozione verso l’Arcangelo Raffaele “medicina di Dio” per guarigioni, ma anche ex voto per matrimoni felici.

Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e Santa Margherita da Cortona – Ignoto napoletano del sec. XVIII – Madonna col Bambino e San Giovannino – Tela rubata

L’Arcangelo Raffaele infatti, è patrono delle coppie di nubendi e guida per coloro che cercano la sposa o lo sposo per la vita, per sempre.

Nel 1981 fu rubata anche la statua lignea di Tobi, che reggeva un grosso pesce e fu rubato anche il cagnolino, compagno di viaggio, come narrato nel biblico Libro di Tobia

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Ho raccontato la storia della fondazione del Ritiro delle Oblate di San Raffaele, e ho criticamente descritto l’edificio; occorre necessariamente narrare l’incidenza socio-religiosa di alcuni dei Sacerdoti Rettori che nel corso del passato secolo si sono succeduti a reggere la Rettoria di San Raffaele a Materdei: i reverendissimi Sacerdoti Gennaro Perrella, dal 1895 al 1943, che con il suo zelo, durante la costruzione del Nuovo Rione Materdei rese la chiesa delle Oblate punto di riferimento religioso e morale per le nuove famiglie che venivano ad abitare nella zona.

Dopo la morte del Sacerdote Perrella la chiesa fu chiusa per gli eventi bellici e dal 1946, fu affidata al Sacerdote Gennaro Lombardo, poi Parroco della Parrocchia intitolata a Santa Maria della Grazie alle due Porte all’Arenella.

A lui successe il Sacerdote Aldo Caserta che nel 1950 si dimise dall’incarico e gli successe il Sacerdote Giovanni Pinto, l’ultimo Rettore, che intraprese lavori di restauro alla chiesa e agli ambienti adiacenti, con l’intervento della Amministrazione del IV Gruppo Opere Pie, ma fu sensibile anche il contributo dei fedeli della zona.

L’ottimo Sacerdote, Rettore di San Raffaele,  ”  ‘0 rre ‘e Materdei “, come scherzosamente si definiva, ritratto durante una delle nostre passeggiate, sul lago d’Averno, nel 1968. 

Don Giovanni Pinto riservò le sue cure anche al sottostante ipogeo dove furono seppellite dal 1759 al 1823 le Oblate e le donne ospiti del Ritiro e non solo, come nell’altro cimitero sottostante il cortile dell’antico edificio.

I resti mortali, recuperati dalle sepolture terragne o dai depositi laterali aperti, come si usava, furono pietosamente raccolti dalla signorina Maria Stellato e calati nell’ ossario comune, profondo oltre quaranta metri, costituito dal cunicolo di areazione di un corridoio di collegamento delle ampie caverne sottostanti buona parte della platea e che vanno a collegarsi con le grotte dei tufari scavate dal vicino palazzo degli Ajerbo d’Aragona principi di Cassano, della prima metà del XVIII secolo alla salita S.Raffaele,  progettato da Ferdinando Sanfelice (1675-1748)  e continuato alla sua morte dall’Astrarita,  ed il vicino monastero cappuccino di Sant’Eframo Nuovo, sorto nel 1572 e che fu il primo degli insediamenti religiosi della platea di Fonseca.

L’ipogeo, grande come la soprastante chiesa ha un Altare in muratura sul quale è dipinto ad affresco una immagine della Santa Vergine col Bambino, l’altro cimitero, aperto nel cortile del Ritiro, pur conoscendone la collocazione non fu mai visitato, dallo scrivente come il sottostante ipogeo della cappelletta esterna dei Confratelli questuanti di San Raffaele.

Durante i lavori del 1958, si rese necessario un intervento massiccio alle sottofondazioni e necessari lavori di consolidamento e restauro ai muri portanti dell’edificio con scuci-cuci delle lesioni, lavori che garantirono la staticità della fabbrica durante il terremoto del 1980, limitando gli interventi successivi all’evento sismico alla realizzazione di un arcone di mattoni e qualche tompagnatura di consolidamento.

Nell’uno e nell’altro caso intervennero per i restauri i competenti Organi dello Stato.

Alla  prima fase dei lavori corrisponde anche la ristrutturazione degli ambienti, con la realizzazione della ampia casa canonica, la creazione della sagrestia, negli ambienti retrostanti il maggiore Altare, la creazione dell’ufficio del Rettore negli spazi occupati dalla antica sagrestia, a sinistra dell’ampio pronao interno, la nuova sistemazione del simulacro ligneo dell’Arcangelo Raffaele, che era su un piedistallo di pietra a sinistra del presbiterio, nello spazio a destra del pronao di ingresso al tempio.

Ultimo consistente intervento fa la realizzazione dell’ Altare Mensa, secondo le nuove norme liturgiche post-conciliari, consacrato dall’Arcivescovo Metropolita di Napoli, il Cardinale Corrado Ursi (1966-1987), di venerata memoria,  l’8 maggio 1969 e l’offerta di una nuova campana , benedetta dal Vicario Generale dell’Arcidiocesi napoletana, mons. Antonio Zama (1917-1988), vescovo Titolare di Blanda, poi Arcivescovo di Sorrento e Castellammare, per ricordare i 30 anni di servizio pastorale del Rettore, il Sacerdote Giovanni Pinto, e ne fu madrina la signorina Maria Stellato.

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Durante gli oltre quarant’anni di servizio sacerdotale il Rettore di San Raffaele, don Giovanni Pinto incrementò notevolmente la vita religiosa degli abitanti del Nuovo Rione Matedei, con attività apostoliche e caritative; creò scuole di catechismo per la preparazione annuale alle Prime Comunioni e alle Cresime dei fanciulli e delle fanciulle del quartiere, ma anche gruppi di Comunità di vita consacrata con riunioni settimanali di studio e preghiera per la formazione religiosa e morale dei giovani e delle ragazze.

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Napoli – Chiesa dedicata all’Arcangelo Raffaele e a Santa Margherita da Cortona – Un affollato turno di Prime comunione nel ’68 – Fanciulli e fanciulle accompagnate al primo incontro con Gesù Eucaristia, in processione, dalla mia sposa Pina, apprezzta catechista.

I gruppi giovanili erano impegnati anche nella distribuzione di sussidi e generi di prima necessità ai poveri, e il Rettore provvide anche ad aiutare economicamente giovani volenterosi, a proseguire negli studi.

Si costituì anche una piccola comunità di giovani donne consacrate che emettevano voti privati sotto forma di promessa, rinnovabile annualmente per condurre insieme una vita serena, moralmente sicura e di preparazione al futuro disegno che la Provvidenza Divina elaborava per ognuna di loro.

Tra esse ricordo Maria Stellato, Antonietta Rubini, e Pina che cinquant’anni fa scelsi come mia sposa per sempre, e sono convinto che l’Arcangelo Raffaele pose in essere il disegno di Dio elaborato su entrambi.

il complesso chiesastico dispone di ampi e luminosi spazi che negli anni ’70 del passato secolo accolsero una affollata scuola materna che rimase attiva fino alla morte della respansabile, Maria Stellato, nel 1983.

E’ giusto ricordare i Sacerdoti che collaborarono con il Rettore: Monsignor  Erberto D’Agnese (1904-1986), Canonico Capitolare teologo morale, che fu Vicario Generale dell’Arcidiocesi, il Canonico Salvatore Ancona, Monsignor Vincenzo  Ianniello, i Sacerdoti Luigi Labonia, Antonio Formisano, Vittorio Arcopinto,  Mons. Antonio Locci, Canonico Ebdomadario del duomo e il Canonico Branca, Cappellano militare durante la seconda guerra mondiale, reduce dall’assedio di Tobruc ed il Domenicano Girolamo Ducci, che fu Cappellano del vicino Istituto G.B. de la Salle ormai chiuso da anni.

Agli inizi degli anni ’90 dopo avere celebrato i cinquant’anni di sacerdozio, Padre Giovanni Pinto, per l’eta avanzata, era nato nel 1914, e gli acciacchi, fu costretto a dimettersi dall’incarico di Rettore.

La chiesa, chiusa per alcuni anni, è oggi affidata alla cura pastorale del Parroco della vicina chiesa dedicata a Santa Maria Materdei che dalla prima metà del ‘500 fu sede di una comunità di frati della Congregazione dei Servi di Maria alla quale fu aggregata la Congregazione delle Oblate di San Raffaele nella seconda metà del ‘700.

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Bibliografia.

A.S.D. Napoli – Sante Visite  —   Achivio IV Gruppo Opere Pie, Napoli  –  C.Celano,  Notizie del bello ecc., Napoli, ristampa 1860  –  G. A. Galante, Guida Sacra della Città di Napoli. Napoli 1872  –  G. Sigismondi, Descrizione della città di Napoli, Napoli, 1789  –  C. Conte, Gli Istituti di beneficenza a Napoli, Napoli 1884. –  A. Venditti, L’architetto Giuseppe Astarita, Napoli 1962.

 

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